Gaza, l’Onu accusa Israele di genocidio: "Situazione apocalittica, sofferenze inimmaginabili"
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Redazione Esteri
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Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, non usa mezzi termini: «Quella che si sta consumando a Gaza è una delle pagine più crudeli della storia moderna». Parole nette, che risuonano nel rapporto presentato a Ginevra il 3 luglio, dopo essere stato reso pubblico il 15 giugno. Un documento che non si limita a descrivere l’emergenza umanitaria, ma traccia con precisione le responsabilità di Israele, accusato di aver smantellato persino gli ultimi presidi di assistenza internazionale. «La cosiddetta Fondazione Umanitaria per Gaza», afferma Albanese, «è una trappola mortale, concepita per sterminare o costringere alla fuga una popolazione già stremata dalla fame e dai bombardamenti».
Il rapporto denuncia un sistema economico che alimenta la pulizia etnica, coinvolgendo aziende internazionali, comprese alcune italiane, in violazione del diritto internazionale. Si parla di un’«economia del genocidio», strutturata per trarre profitto dall’occupazione e dalla distruzione della Palestina. Un meccanismo che, secondo l’Onu, si regge anche sulle forniture militari, motivo per cui Albanese invoca un embargo totale sulle armi dirette a Israele.
Mentre la diplomazia internazionale fatica a trovare una linea comune, la situazione sul terreno rimane drammatica. Le parole «apocalittico» e «inimmaginabile» ricorrono nel testo come un macigno, a sottolineare l’assenza di vie d’uscita per una popolazione privata di tutto, persino degli aiuti essenziali. Il rapporto non lascia spazio a interpretazioni: ciò che accade a Gaza non è una conseguenza collaterale del conflitto, ma il risultato di una strategia precisa. E le multinazionali che vi partecipano, direttamente o indirettamente, ne diventano complici.




