Israele intensifica l’offensiva su Gaza, l’Onu parla di genocidio
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Redazione Esteri
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Mentre le truppe israeliane, come annunciato dal portavoce dell’IDF Effie Defrin, stringono l’assedio a Gaza City con quella che è stata definita un’operazione “organizzata e di lunga durata”, le cifre della fuga dei civili superano ormai le 350mila unità. L’esercito impiega, in quella che appare come la fase più cruenta del conflitto, una forza militare senza precedenti: aerei, droni, tank e blindati telecomandati, i cosiddetti M-113 o "Zelda", carichi di esplosivo, fanno da apripista a quattro divisioni di fanteria incaricate di penetrare nel cuore della Striscia.
Defrin, nel tentativo di anticipare le critiche della comunità internazionale, ha dichiarato che l’escalation militare – per quanto dura – avverrà “nel rispetto del diritto internazionale”, smentendo categoricamente il rischio di una carestia a Gaza. L’obiettivo dichiarato rimane duplice: la sconfitta definitiva di Hamas e il ritorno degli ostaggi, ancora nelle mani dei militanti dopo l’attacco del 7 ottobre.
Proprio nel giorno dell’avvio di questa nuova e massiccia fase dell’offensiva di terra, una commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite ha elevato le sue accuse contro Israele, definendo “genocidio” le operazioni condotte nella Striscia di Gaza. Le accuse, che non sono le prime di questo tenore ma che rappresentano un’escalation giuridica e politica significativa, sono state rivolte direttamente al primo ministro Benjamin Netanyahu e ad altri alti funzionari del suo governo.




