Avvisi bonari e concordato preventivo: novità per le partite Iva

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il governo ha introdotto una significativa modifica nel panorama fiscale italiano, inserendo una finestra di tolleranza di 60 giorni per la regolarizzazione degli avvisi bonari nell’ambito del concordato preventivo biennale. Una misura che, più che un semplice aggiustamento normativo, segna un cambiamento nell’approccio del fisco verso i contribuenti, con l’obiettivo dichiarato di facilitare le adesioni a un istituto che, nella sua prima edizione, aveva coinvolto appena il 13% dei potenziali interessati.

Il correttivo approvato dal Consiglio dei ministri il 4 giugno, infatti, non si limita a estendere i termini per sanare le posizioni irregolari, ma introduce anche meccanismi premiali per i contribuenti considerati più affidabili. Tra questi, un tetto alle richieste dell’Agenzia delle Entrate, che non potranno superare una certa soglia rispetto al reddito dichiarato, garantendo così maggiore certezza a chi aderisce al patto. Un tentativo di rendere più attraente uno strumento nato per ridurre i contenziosi, ma che finora non aveva convinto appieno ristoratori, commercianti e professionisti, spesso diffidenti verso accordi percepiti come troppo rigidi.

Non mancano, tuttavia, nuove barriere per studi associati e società tra professionisti, ai quali vengono ora imposti requisiti più stringenti per accedere al concordato. Una scelta che rischia di dividere la platea dei beneficiari, creando disparità tra chi potrà approfittare delle agevolazioni e chi, invece, si troverà escluso a priori.

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