Sofia Goggia conquista la coppa di supergigante, quinto trofeo di specialità in carriera
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Sofia Goggia ha chiuso la stagione di Coppa del Mondo 2025-2026 con un’impresa che, pur nella carriera straordinaria della bergamasca, rappresenta una novità assoluta. Alla vigilia delle Finali di Lillehammer, la 33enne aveva già messo in cascina il bronzo olimpico in discesa, la terza medaglia consecutiva in questa disciplina ai Giochi a cinque cerchi, ma sulla neve norvegese di Kvitfjell è arrivato il coronamento di un’annata vissuta sul filo degli alti e bassi. Sollevando al cielo il trofeo di specialità del supergigante, l’azzurra ha infatti aggiunto al proprio palmarès la prima sfera di cristallo nella disciplina veloce “alternativa”, dopo averne collezionate quattro in discesa libera.
L’affermazione, giunta con una gara di straordinaria autorità, ha assunto i contorni di una vera e propria consacrazione tecnica. Nonostante un margine di vantaggio in classifica che le avrebbe consentito di gestire l’evento, Goggia ha sciato con la consueta, inarrestabile aggressività. Il suo tempo di 1’29”23, rifilato alla svizzera Corinne Suter (seconda a 32 centesimi) e alla tedesca Kira Weidle-Winkelmann (terza a 60), ha spento sul nascere ogni velleità di rimonta da parte della neozelandese Alice Robinson, unica avversaria aritmeticamente ancora in corsa per la coppetta. L’undici di Robinson, incapace di impensierire il crono di riferimento, ha chiuso lontana dalla zona punti, sancendo di fatto la matematica certezza del trionfo azzurro ancor prima dell’abbraccio finale con le compagne.
Lacrime inedite per l’evoluzione di una fuoriclasse
A fare da contraltare alla potenza esibita in pista è stata l’inusuale fragilità mostrata nel traguardo. Sofia Goggia, abituata a gestire trionfi ben più pesanti in termini di prestigio, non ha trattenuto la commozione quando ha realizzato l’importanza del traguardo raggiunto. Una reazione, questa, che racconta il valore aggiunto di un trofeo costruito lungo l’intero arco della stagione e legittimato con una prestazione perfetta nell’ultimo atto. Dopo il successo di Laura Pirovano nella discesa di Lillehammer, il giorno prima, le azzurre si sono concesse un’altra giornata di festa, sottolineando la profondità di un movimento che vede la Goggia protagonista assoluta anche nell’evoluzione del proprio bagaglio tecnico.
Per la fuoriclasse delle Fiamme Gialle, alla quinta coppa di specialità in carriera dopo i successi in discesa del 2018, 2021, 2022 e 2023, questo successo rappresenta un passo verso una maggiore completezza. A 33 anni, in una stagione definita tutt’altro che lineare, la sciatrice bergamasca ha dimostrato di sapersi imporre anche laddove, in passato, aveva raccolto meno rispetto alla disciplina regina. Il lavoro estivo per tornare competitiva nelle prove tecniche ha probabilmente influito positivamente anche sulle prestazioni nel supergigante, rendendola meno dominante in discesa ma certamente più polivalente. Sul traguardo, a celebrare il momento, c’erano le sorelle Delago e tutto il gruppo azzurro, testimoni di una vittoria numero 29 in Coppa del Mondo che porta la firma di una campionessa capace di trasformare le difficoltà di un anno “non eccelso” in una doppietta di altissimo livello: una medaglia olimpica e questa inedita coppetta di specialità.
La classifica di specialità e il contesto tricolore
Con i 449 punti accumulati al termine delle otto gare di supergigante, Sofia Goggia subentra nell’albo d’oro alla svizzera Lara Gut-Behrami e diventa la seconda italiana di sempre a vincere la classifica di specialità in questa disciplina dopo Federica Brignone, che ci era riuscita nella stagione 2021-22. La certezza del Titolo, arrivata con una gara d’anticipo rispetto alla fine delle competizioni, ha permesso all’azzurra di presentarsi a Lillehammer con un vantaggio rassicurante, cancellato però solo al momento della discesa, quando ha messo in mostra un’andatura veloce e a tratti al limite, con qualche passaggio imperfetto ma senza mai frenare.
Nelle finali norvegesi, l’Italia ha messo in mostra un momento di forma eccezionale nel comparto femminile. Se sabato era toccato a Laura Pirovano regalare all’Italia la coppa di discesa, domenica è arrivato il bis di Goggia, impreziosito dal dominio cronometrico sulle principali rivali. Per la 33enne bergamasca, questo trionfo rappresenta anche una sorta di rivincita personale in una specialità dove in precedenza non era mai riuscita a salire sul gradino più alto della classifica finale. La coppa di supergigante, così come quella conquistata dalla Pirovano, vanno ad alimentare un racconto collettivo di successo per lo sci azzurro, che in questa annata olimpica ha saputo raccogliere risultati storici pur alternando generazioni e specialità.
Un successo costruito nella continuità
La stagione 2025-26 ha consegnato quindi una Sofia Goggia capace di vincere per la terza volta in supergigante, imponendosi con regolarità in una disciplina dove in precedenza aveva ottenuto solo sporadici podi. La continuità di rendimento, testimoniata dai piazzamenti sempre nelle prime posizioni durante l’inverno, è stato il fattore determinante per la conquista della sfera di cristallo. Nelle finali di Lillehammer, la neozelandese Alice Robinson, pur partita con l’obiettivo di insidiare il primato, è rimasta vittima di un errore di linea che l’ha costretta a saltare una porta, spianando definitivamente la strada alla rivale.
L’impresa della bergamasca assume quindi un significato particolare, perché arriva in un momento di transizione tecnica della sua carriera. Se in passato la sua potenza veniva espressa quasi esclusivamente in discesa, oggi Goggia ha saputo trasferire quella stessa forza esplosiva su un tracciato che richiede capacità di lettura immediata e adattamento. La vittoria di tappa e il conseguente successo in classifica generale di specialità rappresentano la sintesi più efficace di questa evoluzione. Le lacrime versate nel “leader’s corner” di Kvitfjell, un’emozione inedita per chi è abituata a dominare, hanno restituito l’immagine di una campionessa che, anche quando il percorso si fa tortuoso, trova sempre il modo di lasciare il segno.




