Magyar svela l’intesa sul prestito a Kiev: “L’Ungheria ha ottenuto l’esenzione”
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Redazione Esteri
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Una delle prime, decisive mosse del nuovo corso politico ungherese guidato da Péter Magyar – reduce da una vittoria elettorale che ha spazzato via sedici anni di governo Orbán – riguarda la gestione del controverso prestito europeo da 90 miliardi destinato all’Ucraina. Nel corso della sua prima conferenza stampa da premier in pectore, tenutasi lunedì a Budapest, Magyar ha chiarito la posizione di Budapest su quello che, fino a pochi giorni fa, rappresentava il principale veto del precedente esecutivo. Alla domanda se avesse intenzione di rimuovere l’ostruzione al pacchetto finanziario per Kiev, il leader del partito Tisza ha risposto seccamente, rivelando che in realtà la questione è già stata risolta alla radice: l’Ungheria, ha spiegato, ha ottenuto un’esenzione (opt-out) formale dal meccanismo di finanziamento, grazie a un accordo negoziato con i partner europei che hanno accettato la non partecipazione di Budapest al programma. In tal modo, Magyar ha smontato l’impasse che paralizzava Bruxelles, confermando che otto Stati membri hanno già sottoscritto l’intesa che esonera l’Ungheria dal versamento del contributo, sbloccando di fatto il percorso per l’erogazione degli aiuti a Kiev.
La svolta di Budapest e le congratulazioni di Zelensky
La retromarcia – o meglio, la ridefinizione dei termini – non è l’unico segnale di discontinuità rispetto al passato. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che con Viktor Orbán aveva intrattenuto rapporti gelidi e conflittuali, non ha esitato a schierarsi dalla parte del nuovo vincitore. In un post pubblicato sulla piattaforma X, Zelensky ha definito la vittoria di Magyar “schiacciante”, sottolineando come sia fondamentale che prevalga “un approccio costruttivo”. Il leader di Kiev ha colto l’occasione per ribadire la disponibilità dell’Ucraina a collaborare strettamente con il prossimo governo ungherese, auspicando relazioni di buon vicinato e stabilità per il continente. Questa apertura, che segna un netto cambio di rotta nelle diplomazie regionali, è stata accompagnata da una presa di posizione chiara da parte di Magyar riguardo alla guerra. Questi, infatti, ha ricordato come l’Ucraina sia “la vittima” dell’aggressione russa, aggiungendo – con un riferimento diretto al Memorandum di Budapest del 1994 – che Kiev non solo ha il diritto, ma quasi il dovere di preservare la propria integrità territoriale e sovranità, senza che nessuno possa chiederle di rinunciare ai propri territori.
L’Europa prova a ripartire dopo i veti e gli attacchi russi
Mentre Budapest cambia volto, sul terreno la situazione rimane incandescente. La macchina bellica russa ha lanciato un pesante attacco contro diverse città ucraine nella notte – un’offensiva che ha causato vittime civili e ingenti danni alle infrastrutture –, spingendo l’Unione Europea a una immediata condanna. Da Bruxelles, la portavoce degli Esteri ha accusato Mosca di volere deliberatamente “terrorizzare la popolazione civile”, ribadendo che il Cremlino non è minimamente interessato alla pace. Con l’uscita di scena di Orbán – colui che aveva messo il veto sul ventesimo pacchetto di sanzioni e proprio sul prestito da 90 miliardi – la Commissione europea spera ora di recuperare il tempo perduto. La presidente Ursula von der Leyen ha già avviato i contatti con Magyar per riallineare l’Ungheria ai valori europei, una condizione necessaria per sbloccare anche i circa 17 miliardi di fondi comunitari congelati destinati a Budapest. L’obiettivo dichiarato è quello di aumentare la pressione su Mosca, confermando la linea di sostegno già tracciata a dicembre e rispondendo così alle aspettative di Zelensky, che chiede un fronte coeso e armature più pesanti per la difesa.
La posizione sulla sovranità ucraina e le dinamiche energetiche
A completare il quadro del riavvicinamento tra Kiev e la nuova Ungheria, emergono dettagli operativi che vanno oltre la retorica politica. Magyar ha infatti annunciato l’intenzione di incontrare personalmente Zelensky, auspicando un dialogo diretto che risolva le annose controversie sui diritti della minoranza magiara in Ucraina. Sul fronte energetico, una delle principali fonti di attrito con il governo precedente sembra risolta: Zelensky ha garantito che l’oleodotto Druzhba – vitale per i rifornimenti petroliferi ungheresi e danneggiato da un raid russo – verrà riparato entro la fine di aprile, assicurando la funzionalità dell’infrastruttura nonostante le difficoltà belliche. Un gesto concreto che facilita la transizione energetica di Budapest lontano dalle logiche di ricatto di Mosca, mentre l’Europa trattiene il respiro in attesa che il nuovo governo magiaro traduca queste premesse in atti formali, a partire dal ritiro del veto sulle sanzioni che ancora paralizza la macchina decisionale comunitaria.




