Controlli fiscali 2026: l'Agenzia delle Entrate punta sulle partite Iva con Isa basso

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   L'Agenzia delle Entrate, guidata da Vincenzo Carbone dopo la sua riconferma da parte del Consiglio dei ministri, sta pianificando per il 2026 una stretta fiscale senza precedenti, con un incremento stimato del venti per cento nel numero degli accertamenti che, secondo le proiezioni, dovrebbero superare ampiamente le duecentosettantamila unità. Questo piano operativo, che mira a un contrasto all'evasione sempre più mirato e selettivo, si fonda su un approccio analitico di rischio, sfruttando la potenza di calcolo e l'incrocio dei dati provenienti dalle quasi duecento banche dati gestite dal partner tecnologico Sogei, uno strumento che il vertice dell'Agenzia considera di supporto, ma non sostitutivo, del lavoro umano delle funzionarie e dei funzionari.

Il ruolo decisivo dell'indicatore di affidabilità

Al centro della nuova strategia ispettiva si colloca l'Indicatore di Situazione A rischio, il cosiddetto score Isa, che diventa il parametro cruciale per individuare i contribuenti da sottoporre a verifica. Coloro che presentano un punteggio di affidabilità fiscale basso, segnalando quindi anomalie comportamentali o dichiarative, finiscono automaticamente nel mirino delle direzioni provinciali, le quali, a quel punto, avviano un esame approfondito della posizione. Una situazione di rischio ancor più elevata, che rende quasi certa l'apertura di un controllo, si verifica per quei contribuenti che, oltre a un Isa negativo, non hanno aderito agli istituti di definizione agevolata come il concordato preventivo biennale, manifestando così, agli occhi dell'Amministrazione, una scarsa propensione alla collaborazione.

La procedura a gradini e il peso della mancata risposta

Il processo che conduce all'accertamento vero e proprio segue spesso un iter graduale, partendo dall'invio di lettere di sollecito o di invito a chiarimenti, le quali, se ignorate o a cui non si fornisce una risposta soddisfacente, innescano automaticamente una fase successiva di scrutinio più stringente. È proprio questa mancata interazione, questo silenzio da parte del contribuente, a rappresentare un elemento aggravante, poiché viene interpretato come un ulteriore segnale di opacità e potenziale resistenza, spingendo gli uffici a intensificare le indagini. L'obiettivo dichiarato, del resto, è ottimizzare le risorse, concentrando gli sforzi là dove l'analisi predittiva suggerisce che il ritorno in termini di recupero del gettito possa essere maggiore, una strategia che prevede di arrivare a toccare i trecentocinquantamila controlli entro il 2028.

L'evoluzione verso un fisco predittivo

Questa evoluzione, che trasforma l'Agenzia da mero soggetto accertatore a ente dotato di capacità di analisi preventiva, segna un cambio di paradigma nel rapporto con i contribuenti, soprattutto per le partite Iva e i professionisti. La mole di informazioni incrociate – dai movimenti bancari alle spese incongruenti rispetto al reddito dichiarato – permette di costruire un profilo di rischio estremamente dettagliato, riducendo gli spazi per comportamenti elusivi. La traiettoria è chiara: la selezione non avverrà più su campioni statistici generali, ma su target specifici individuati dal sistema, i quali, se non pongono rimedio tempestivamente alle criticità segnalate dal proprio Isa o non rispondono alle comunicazioni, si troveranno inevitabilmente ad affrontare un accertamento.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.