Il click day del bonus Vesta va in tilt tra “attacco hacker” e disagi per le famiglie
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Redazione Interno
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Erano le 12 di oggi, l’ora fissata per l’avvio della procedura di richiesta del voucher Vesta, quel contributo da un massimo di 1.200 euro destinato alle famiglie piemontesi con figli tra 0 e 6 anni e un Isee non superiore a 40mila euro. Ma, nel momento in cui migliaia di genitori tentavano di accedere al portale “VestaPiemonte.it” armati di credenziali Spid e codici fiscali dei propri bambini, il sistema è andato in tilt. La piattaforma è infatti risultata irraggiungibile già diversi minuti prima dello scatto d’orario, trasformando quella che doveva essere una procedura di inclusione sociale in un momento di forte tensione digitale per gli utenti, i quali – comprensibilmente – si sono trovati di fronte a una schermata vuota o a interminabili tempi di attesa.
L’affondo dell’assessore Marrone e la pista dell’attacco informatico
Di fronte al caos generato dal malfunzionamento, è intervenuto l’assessore al welfare Maurizio Marrone, il quale ha fornito una ricostruzione tecnica che sembra allontanare l’ipotesi di un semplice collasso dei server dovuto al sovraffollamento. Secondo quanto riferito dal Csi (Consorzio per il Sistema Informativo), l’ente che gestisce la piattaforma, si sarebbe trattato di un “attacco hacker”, una circostanza resa credibile dal fatto che il disservizio non ha colpito esclusivamente il sito dedicato al bonus regionale. Il problema alla rete ha infatti paralizzato – seppur temporaneamente – anche altri portali istituzionali, tra cui quello del Comune di Torino, dimostrando che l’anomalia aveva una portata ben più ampia del semplice “click day”. Marrone, assumendosi il disagio percepito dai cittadini, ha comunque garantito che la Regione avrebbe fatto il possibile per consentire a tutti i piemontesi di presentare la domanda, una promessa che ha tentato di tamponare l’esasperazione di mamme e papà rimasti esclusi dalla procedura.
Cirio e la precisazione sul Csi: “Problema grave ma non dipende da noi”
A corroborare la tesi dell’anomalia esterna è arrivata poi la nota ufficiale firmata congiuntamente dal presidente della Regione Alberto Cirio e dallo stesso Marrone. Nel documento, i vertici dell’ente ammettono la gravità della situazione – definendola senza mezzi termini “un fatto grave” – e rivelano di aver chiesto verifiche urgenti al consorzio informatico responsabile del servizio. La precisazione, tuttavia, è volta a marcare una netta separazione di responsabilità: il problema, sostengono, non dipenderebbe direttamente dall’operato della giunta regionale ma da un guasto alla rete che ha avuto origine altrove. Pur scaricando la responsabilità tecnica sul Csi, Cirio e Marrone hanno scelto di porgere le proprie scuse ai cittadini, cercando di mantenere un equilibrio tra la difesa dell’operato amministrativo e il riconoscimento oggettivo del danno d’immagine causato dal nuovo flop.
Numeri, attese e la proroga di un’ora per recuperare le domande
Nonostante l’avvio disastroso, il sistema è stato ripristinato intorno alle 12.55, quando il portale ha ripreso a funzionare indicando – ironia della sorte – code di circa mezz’ora per chi cercava di posizionarsi in graduatoria. Per venire incontro a chi ha perso tempo prezioso nei minuti di blackout, la Regione ha annunciato una proroga della finestra di accesso: la piattaforma resterà aperta un’ora in più rispetto alla tabella di marcia iniziale, chiudendo quindi all’una di notte. I dati forniti dalla stessa amministrazione parlano di oltre ventimila famiglie che, nonostante i rallentamenti, sono riuscite a incanalare la propria richiesta nel sistema, un numero che gli esponenti di maggioranza definiscono “significativo” alla luce delle risorse messe in campo (20 milioni di euro complessivi). Resta tuttavia il dato di fatto che l’ennesimo incidente di percorso legato a un meccanismo già molto criticato in passato per la sua natura di “lotteria” ha riacceso i riflettori sulle fragilità infrastrutturali della pubblica amministrazione digitale, dove la tensione tra l’urgenza delle famiglie e l’inadeguatezza tecnica delle piattaforme sembra destinata a ripetersi senza soluzione di continuità.




