Ottant'anni dopo l'operazione Paperclip, Merz rilancia una nuova Europa a guida franco-tedesca
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Redazione Esteri
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Il 16 novembre 1945, mentre l'Europa tentava faticosamente di rialzarsi dalle macerie del secondo conflitto mondiale, prendeva ufficialmente avvio l'operazione «Paperclip», un programma che, trasferendo clandestinamente negli Stati Uniti centinaia di scienziati e ingegneri tedeschi, molti dei quali precedentemente coinvolti nello sviluppo di armi avanzate per il Terzo Reich, avrebbe gettato le basi tecnologiche e scientifiche per la futura corsa allo spazio. Quei cervelli, le cui competenze spaziavano dalla propulsione missilistica alla aerodinamica, furono infatti determinanti per lo sviluppo del programma spaziale americano, culminato, poco più di due decenni dopo, con il lancio del Saturn V che avrebbe portato l'uomo sulla Luna; un'esperienza, quella del Paperclip, che dimostrò come il know-how, al di là delle sue origini, potesse essere il motore per traguardi fino a quel momento considerati irraggiungibili.
La nuova missione europea
In un contesto geopolitico radicalmente mutato, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, intervenendo a un forum economico, ha dipinto un quadro di minacce permanenti alle democrazie europee, affermando che "la minaccia all'Ucraina è anche una minaccia permanente alle nostre libertà e al nostro modello di vita". Di conseguenza, ha ribadito con forza la necessità di "sviluppare un'Unione Europea della Difesa all'interno dell'Unione Europea", sostenendo che gli europei si trovano di fronte a sfide internazionali alle quali devono "rispondere insieme con la capacità di difenderci". Un appello, il suo, che ha fatto ricorso a un concetto per lui insolito, quello di "sovranità", indicando una strada che punta a un'integrazione strategica più profonda e autonoma.
Un'Unione più ristretta e funzionale
Le dichiarazioni di Merz, tuttavia, vanno ben oltre la sola questione della difesa comune e delineano una visione più ampia, e per certi versi selettiva, del futuro assetto continentale. Il cancelliere ha infatti confermato che alla guida del continente, secondo la prospettiva di Berlino, devono esserci principalmente la Germania e la Francia, proponendo implicitamente la creazione di un'Unione più piccola e maneggevole, costruita in tandem con i transalpini. L'obiettivo dichiarato, per rendere questa nuova struttura più utile a Berlino e più efficiente nelle sue decisioni, è quello di sopprimere il diritto di veto, uno strumento che spesso, nelle dinamiche dell'attuale Unione, ha rappresentato un ostacolo insormontabile per processi decisionali rapidi e coerenti.
Il dibattito interno italiano
Mentre la Germania avanza proposte che potrebbero ridisegnare gli equilibri di potere in Europa, il dibattito politico italiano rimane concentrato su questioni interne, come la riforma del centrosinistra, definita "una missione impossibile" dal segretario del Partito Liberaldemocratico Luigi Marattin. Quest'ultimo, commentando la manovra economica, ha sostenuto che "non aiuta i ricchi, anzi il ceto medio resta troppo tartassato", aggiungendo che per "abbassare la pressione fiscale serve più coraggio". Concetti, quelli del riformismo e della difesa del ceto medio, che spesso animano le discussioni politiche nazionali ma che, di fronte alle grandi manovre geopolitiche che si stanno delineando a nord delle Alpe, rischiano di apparire come un esercizio retorico distante dalle urgenze strategiche del continente.




