Trump imbraccia il fucile e stringe il blocco navale: “Teheran si svegli”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il fucile d’assalto stretto tra le braccia, sullo sfondo i bombardamenti che colorano il cielo di una luce artificiale e sinistra: l’immagine, generata con intelligenza artificiale, è stata diffusa dalla Casa Bianca con un intento ben poco metaforico. L’ha voluta Donald Trump, ormai da più di un anno stabilmente alla presidenza degli Stati Uniti, per accompagnare un messaggio che di sfumature diplomatiche non ha neppure l’ombra. “No more Mr Nice Guy”, si legge nel testo che sovrasta la scena: non è più il momento di fare i bravi ragazzi. Ed è a Teheran che il monito è rivolto, con una durezza che non lascia spazio a fraintendimenti. Secondo il presidente americano, l’Iran “non riesce a darsi una mossa” e non saprebbe neppure come impostare un accordo di tipo non-nucleare. “Farebbero bene a svegliarsi presto”, ha concluso, sigillando un’intimidazione che ha già scatenato reazioni a catena sui mercati energetici e negli equilibri militari del Golfo.
Hormuz, petrolio ai massimi e cargo fermati: il blocco come leva “geniale”
Le navi cargo restano immobili nello Stretto di Hormuz, mentre alcune imbarcazioni iraniane si muovono furtive nell’area. È l’istantanea di una paralisi voluta: Trump non intende revocare il blocco navale imposto dagli Stati Uniti finché l’Iran non accetterà un nuovo accordo sul programma nucleare. Lo ha definito “geniale”, quel blocco, considerandolo la principale leva negoziale a sua disposizione. Una strategia che sta già producendo effetti tangibili sul prezzo del petrolio – schizzato ai massimi da mesi – e sulla vita di chi quelle acque le attraversa per lavoro. La scelta di fermare il traffico verso i porti iraniani, spiegano fonti vicine al dossier, non è mai stata soltanto economica: è una mossa a tutto campo, studiata per strozzare le rotte commerciali e costringere Teheran a un tavolo di trattativa senza più via d’uscita.
Vertice militare negli Usa: blitz all’uranio e attacchi “brevi e potenti”
Non c’è solo l’assedio navale, però, nel nuovo capitolo di questa crisi. Oggi stesso, riferisce il sito Axios, Trump incontrerà i vertici militari americani guidati dall’ammiraglio Brad Cooper – a capo del CENTCOM, il comando per il Medio Oriente – per valutare piani d’azione che vanno ben oltre il semplice mantenimento del blocco. Tra le ipotesi sul tavolo, si parla della conquista di una porzione dello Stretto di Hormuz per riaprirlo alla navigazione commerciale sotto controllo statunitense; di un blitz mirato a mettere in sicurezza l’uranio iraniano altamente arricchito, impedendone l’eventuale utilizzo; e infine di attacchi “brevi e potenti”, la cui natura rimane volutamente vaga ma il cui nome evoca scenari di guerra lampo. Nessuna di queste opzioni è stata finora esclusa, e il fatto che il presidente le discuta personalmente con i vertici del comando centrale dice molto sulla fase che si sta aprendo.
Pace “telefonica” e una proposta iraniana attesa entro domani
Eppure, in parallelo alla dimostrazione di forza, qualcosa si muove anche sul piano diplomatico. Secondo quanto riferisce la Cnn, citando fonti vicine alla mediazione, una proposta di pace rivista da parte dell’Iran potrebbe arrivare agli Stati Uniti entro domani. Un’offerta che arriva dopo un primo round di colloqui in presenza – conclusosi senza accordo – e dopo la cancellazione di un secondo round che avrebbe dovuto tenersi a Islamabad. “Non si effettuano più voli di diciotto ore”, ha commentato Trump, spiegando che i negoziati per porre fine alla guerra con Teheran si stanno svolgendo ormai “telefonicamente”. La tensione resta altissima, e tra un blocco navale che non accenna a essere rimosso e un nuovo tentativo iraniano di trattare, lo Stretto di Hormuz assomiglia sempre più a un poligono dove la diplomazia si tiene in scacco con le armi puntate.




