L’Europa di Ursula non è quella di Spinelli: il dibattito sul Manifesto di Ventotene
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Redazione Interno
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Marco Revelli, politologo e studioso attento alle dinamiche storiche e sociali del Novecento, osserva con scetticismo l’uso strumentale del Manifesto di Ventotene, documento cardine del pensiero federalista europeo, da parte di chi oggi lo brandisce per sostenere l’Unione Europea attuale. Scritto nel 1941 da Altiero Spinelli durante il confino imposto dal regime fascista, il testo rappresentava una visione di un’Europa unita, libera dai nazionalismi distruttivi che avevano portato alla guerra. Revelli sottolinea come la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, commetta un errore nel citarlo per difendere posizioni che, a suo avviso, ne stravolgono lo spirito originario.
D’altra parte, anche chi utilizza il Manifesto per legittimare l’attuale configurazione dell’Ue rischia di fraintenderne il messaggio. Revelli ricorda che il progetto di Spinelli era radicalmente diverso dall’Europa burocratica e spesso percepita come distante dai cittadini che oggi conosciamo. Un’Europa che, secondo alcuni critici, ha perso di vista l’ideale di unione politica e solidale immaginato dai padri fondatori.
Intanto, a Ventotene, l’isola che ospitò i confinati politici durante il fascismo, si è svolto un pellegrinaggio simbolico organizzato dal Partito Democratico e dai suoi alleati. Un corteo silenzioso ha raggiunto il cimitero per rendere omaggio alla tomba di Spinelli, seguito da una breve cerimonia nella piazza dell’isola, davanti alla libreria che distribuisce il Manifesto. Tuttavia, l’evento ha registrato diverse assenze di rilievo: Elly Schlein, segretaria del Pd, non è riuscita a partecipare a causa di impegni già fissati, mentre Giuseppe Conte e Carlo Calenda hanno preferito prendere le distanze. Anche i rappresentanti del Movimento 5 Stelle non hanno preso parte all’iniziativa, lasciando un vuoto politico significativo.
Daniel Cohn-Bendit, storico esponente del movimento europeista, non ha risparmiato critiche alla premier Meloni, accusandola di essere «prigioniera delle sue contraddizioni» e di difendere, seppur indirettamente, un’eredità ideologica legata al fascismo. Cohn-Bendit ha esortato la sinistra italiana a «svegliarsi», sottolineando come il Manifesto di Ventotene sia stato concepito proprio in opposizione a quelle derive autoritarie che, a suo parere, rischiano di riaffiorare.
Frattanto, Fratelli d’Italia esulta per quello che definisce «l’abbattimento dell’ultimo muro rosso», un’espressione che rimanda alla fine di un’epoca politica dominata dalla sinistra. Un’affermazione che, al di là delle retoriche, sembra riflettere un cambiamento negli equilibri di potere, con la destra che si sente sempre più protagonista del dibattito pubblico.




