Orologio dell’apocalisse, le lancette a 85 secondi dalla mezzanotte
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Redazione Esteri
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Il Bulletin of the Atomic Scientists ha reso noto il nuovo, allarmante, posizionamento del cosiddetto Doomsday Clock, che viene fissato a soli 85 secondi dalla mezzanotte. Un avvicinamento, seppur di pochi secondi rispetto alla misurazione dello scorso anno, che segna un record negativo nella storia di questo indicatore simbolico, concepito per quantificare la vulnerabilità del pianeta di fronte a minacce di portata esistenziale. L’orologio, la cui funzione è quella di un monito più che di una previsione scientifica, rappresenta dunque una soglia di pericolo mai raggiunta prima, sintetizzando in un’unica immagine l’accelerazione di crisi multiple e interconnesse.
Il significato di una metafora
Quando si parla di “85 secondi alla mezzanotte”, il riferimento non è a un timer reale ma a una potente metafora della prossimità dell’umanità all’autodistruzione attraverso strumenti da essa stessa creati. Il meccanismo di aggiornamento, curato dallo Science and Security Board del Bulletin in consultazione con un comitato di sponsor tra cui figurano numerosi premi Nobel, attribuisce ogni anno una posizione alle lancette dopo un’attenta analisi dello scenario globale. La mezzanotte simboleggia il punto di non ritorno, il momento catastrofico; la distanza da essa indica, per contro, il margine di sicurezza residuo, che oggi appare esiguo e in preoccupante contrazione.
I fattori di un peggioramento storico
Le ragioni che hanno spinto gli scienziati a compiere questo ulteriore, seppur minimo, spostamento in avanti delle lancette affondano le radici in un panorama internazionale estremamente instabile. Vengono citati, tra gli elementi cardine, le persistenti tensioni nucleari, che non accennano a placarsi e anzi trovano nuovi focolai di innesco in diversi teatri geopolitici. A ciò si somma l’incapacità della politica internazionale, come dimostrano le scelte di figure chiave quali il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader russo Vladimir Putin, di trovare solide intese per il disarmo e la de-escalation, lasciando campo libero a una pericolosa competizione strategica. Il quadro viene completato dalla crisi climatica, i cui effetti procedono con ritmo incessante, e dalla diffusione di tecnologie emergenti, prima fra tutte l’intelligenza artificiale, il cui sviluppo rapido e non sufficientemente regolamentato introduce rischi sistemici imprevedibili e di difficile gestione.
Un simbolo per la coscienza collettiva
La funzione ultima del Doomsday Clock, al di là dei calcoli e delle delibere degli esperti, rimane quella di agire da richiamo costante per l’opinione pubblica mondiale e per i decisori politici. Esso non fornisce certezze né delinea scenari inevitabili, ma costituisce piuttosto un promemoria della fragilità dell’equilibrio globale. L’avvicinamento a mezzanotte segnala che le contromisure attuali sono insufficienti e che la direzione intrapresa dalla comunità delle nazioni è errata, richiedendo un cambio di rotta immediato e coraggioso su fronti che vanno dalla non proliferazione alle politiche ambientali, fino alla governance dell’innovazione tecnologica. Il messaggio, in definitiva, è che il tempo a disposizione per agire si sta esaurendo, e quei pochi secondi che separano dall’ora fatale devono essere utilizzati con lungimiranza.




