Francesca Albanese, la relatrice Onu al forum di Al Jazeera con i vertici di Hamas e Teheran
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Redazione Esteri
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Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi, ha preso parte, seppure in collegamento video, al forum organizzato dal network qatariota Al Jazeera a Doha, un evento della durata di tre giorni che ha riunito, sotto il titolo di una discussione sulla "causa palestinese in un mondo multipolare", figure di primo piano della galassia politico-militare avversa a Israele. La sua partecipazione, contrassegnata da un intervento di fuoco, ha confermato, qualora ve ne fosse ancora bisogno, la linea dura e unilateralmente accusatoria che la funzionaria italiana porta avanti nel suo mandato, suscitando come di consueto reazioni di sdegno ben oltre i confini dello Stato ebraico.
Il contesto dell'intervento e gli altri ospiti
Il forum, concepito come piattaforma di dibattito sul Medio Oriente e propaggine mediatica dell'influenza del Qatar, ha visto tra i suoi partecipanti in presenza Khaled Meshaal, storico capo del braccio politico di Hamas all'estero, e un alto rappresentante del ministero degli Esteri iraniano. La loro vicinanza, seppure virtuale, alla relatrice Onu ha inevitabilmente sollevato interrogativi circa la neutralità e il perimetro di un ruolo che dovrebbe invece ispirarsi a imparzialità e distinzione, elementi che sembrano sfumare in contesti simili. Albanese, che non è nuova a polemiche per le sue posizioni nette, ha scelto proprio quel palco per lanciare un attacco di particolare veemenza, inserendosi in un quadro i cui contorni erano già chiaramente definiti.
Le parole contro Israele e gli Stati che lo sostengono
Nel corso del suo intervento al panel, Albanese ha definito Israele "il nemico comune dell'umanità", una formulazione estrema e totalizzante che travalica la critica politica per assumere i toni di una condanna esistenziale. Ha quindi condannato senza mezzi termini tutti i paesi che intrattengono relazioni diplomatiche o di altro tipo con lo Stato ebraico, accusandoli di sostenerne le azioni. Nel mirino della relatrice è finita anche quella che ha descritto come l'apatia della comunità internazionale durante i due anni di conflitto tra Israele e Hamas, un giudizio che non fa distinzioni riguardo all'origine delle ostilità o alla responsabilità degli attacchi che le hanno scatenate.
La reazione e il peso istituzionale delle dichiarazioni
Queste dichiarazioni, cariche di un linguaggio che molti hanno giudicato incendiario, hanno immediatamente riacceso il dibattito sulla legittimità e sull'opportunità di un simile lessico da parte di un'inviata delle Nazioni Unite. Il fatto che esse siano state pronunciate in un contesto che includeva anche il leader di un'organizzazione considerata terroristica da numerosi Stati ha aggiunto ulteriori strati di controversia alla vicenda, portando diversi osservatori a mettere in discussione la stessa cornice istituzionale che dovrebbe garantire l'autorevolezza e l'equidistanza del suo ufficio. La questione, dunque, va ben oltre il contenuto specifico della polemica, toccando il tema dei confini e della dignità del dibattito internazionale sui conflitti.




