Intellettuali e mondo della cultura in difesa di Francesca Albanese, relatrice Onu sanzionata dagli Usa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La mossa dell’amministrazione Trump – che ha colpito con sanzioni la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, Francesca Albanese – ha scatenato una reazione inattesa. Quella che poteva apparire come una misura destinata a isolare la giurista italiana ha invece galvanizzato il sostegno attorno alla sua figura, trasformandola in un simbolo della resistenza a quella che molti definiscono una repressione del dissenso.

Il rapporto From economy of occupation to economy of genocide, presentato lo scorso primo luglio, ha smosso le acque più di quanto non avessero fatto i precedenti lavori di Albanese. Analizzando gli interessi economici dietro la guerra a Gaza, il documento – ignorato dai grandi media italiani ma ripreso a livello internazionale – descrive un sistema in cui la distruzione umanitaria diventa fonte di profitto per conglomerati finanziari e industriali. Una tesi scomoda, che ha spinto Washington a reagire con misure punitive, accusando la relatrice di "parzialità".

La risposta del mondo intellettuale non si è fatta attendere. Una lettera aperta, indirizzata al presidente Mattarella, alla premier Meloni e al ministro degli Esteri Tajani, chiede alle istituzioni italiane di prendere posizione in difesa di Albanese. Tra i firmatari, accademici, scrittori e attivisti che denunciano un attacco alla libertà di indagine. "Non è il momento di stare in silenzio, la storia ci giudicherà", si legge nell’appello, citando la casa editrice Tlon, tra le promotrici dell’iniziativa.

Lo stesso concetto di solidarietà – che Albanese, nel suo libro Quando il mondo dorme (Rizzoli), definisce una "declinazione politica dell’amore" – è diventato centrale nella mobilitazione. La rabbina americana Alissa Wise, evocata nel testo, aveva usato quelle parole per descrivere l’impegno collettivo contro l’ingiustizia. Ora, quella stessa idea sembra guidare chi vede nelle sanzioni un tentativo di zittire chi documenta violazioni scomode.

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