L’Unione europea allarga la lista nera dei paradisi fiscali: entrano Vietnam e isole Turks e Caicos

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’aggiornamento semestrale operato dall’Ecofin, l’organismo che riunisce i ministri delle Finanze dei Ventisette, ha portato a una modifica sostanziale dell’allegato I, quello che elenca le giurisdizioni considerate non cooperative ai fini fiscali. La decisione, formalizzata nella riunione del 17 febbraio, sancisce l’ingresso del Vietnam e dell’arcipelago caraibico di Turks e Caicos, un territorio d’oltremare britannico, nella cosiddetta black list europea. Contestualmente, sono stati depennati dall’elenco Figi, Samoa, e Trinidad e Tobago, nazioni che hanno dimostrato, agli occhi del Consiglio, di aver allineato le proprie normative agli standard internazionali richiesti in materia di trasparenza e scambio di informazioni -3-5.

Le motivazioni addotte per l’inclusione dei due nuovi ingressi, come si legge nella nota diffusa dall’Ecofin, affondano le radici in valutazioni tecniche condotte dall’Ocse. Per quanto riguarda il Vietnam, nonostante l’esistenza di un accordo di libero scambio con l’Unione europea in vigore dal 2020, il Forum globale sulla trasparenza ha rilevato delle criticità in merito allo scambio di informazioni fiscali su richiesta, un meccanismo considerato fondamentale per contrastare l’elusione fiscale internazionale -3-8. Per le isole Turks e Caicos, invece, la questione è legata ai requisiti di sostanza economica: l’Ocse ha sollevato perplessità sull’applicazione concreta delle norme che dovrebbero dimostrare che le imprese registrate nel territorio svolgono effettivamente un’attività economica reale, e non siano pertanto mere società di comodo create per attrarre capitali esteri in regime di vantaggio -1-7.

A seguito di questa revisione, che avviene con cadenza biennale dal 2020 per garantire una maggiore stabilità nella valutazione, il numero complessivo delle giurisdizioni nella lista nera torna a essere di dieci. Oltre ai due nuovi arrivati, resistono nell’elenco territori come Panama, la Russia, e diverse isole americane tra cui Guam, le Isole Vergini americane e le Samoa americane, oltre ad Anguilla, Palau e Vanuatu -2-4. La permanenza in questo elenco, va ricordato, non comporta automaticamente l’applicazione di sanzioni economiche dirette da parte dell’Unione, ma implica maggiori controlli sulle transazioni finanziarie e può limitare l’accesso ai fondi europei, oltre a fungere da monito per gli Stati membri che possono decidere autonomamente di adottare misure difensive più severe a livello nazionale -1-6.

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