Un patto per Bagnoli tra bonifiche e lavoro, Manfredi: «Basta strumentalizzazioni»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tensione che da settimane cova sotto la cenere dei cantieri e tra le riunioni di comitato, quella che rischiava di avvelenare il clima attorno al più grande progetto di rigenerazione urbana d'Europa, trova oggi in Prefettura un argine istituzionale preciso. La firma della dichiarazione d'intenti per l'inserimento lavorativo dei residenti svantaggiati nell'area di Bagnoli-Coroglio non è solo un atto dovuto, ma rappresenta — e chi ha seguito le vicende degli ultimi decenni lo sa bene — una scommessa sul consenso territoriale. Nel Palazzo di Governo, alla presenza del prefetto Michele di Bari, il sindaco e commissario straordinario Gaetano Manfredi ha messo nero su bianco un impegno che lega a doppio filo i 1,5 miliardi di investimento per le bonifiche con la necessità, altrettanto impellente, di dare risposte concrete a chi quel territorio lo abita e lo ha subito per anni. Non si tratta, e lo si capisce dalle parole dello stesso Manfredi, di semplice assistenzialismo, ma di una clausola di salvaguardia che intende trasformare il risanamento ambientale in un volano di occupazione stabile e qualificata.

L'occupazione locale come presupposto della riqualificazione

La sostanza dell'accordo, che vede coinvolti Invitalia e il raggruppamento temporaneo d'impresa Greenthesis, è chiara nei suoi termini operativi: le aziende impegnate nei cantieri della ex Italsider, dove già oggi lavorano circa 250 persone, attingeranno a un bacino di manodopera locale profilato dal Comune. L'ingegnere Davide Pelenghi, rappresentante di Greenthesis, ha spiegato come le selezioni future daranno priorità a quei lavoratori definiti "svantaggiati" del territorio, una categoria che nei fatti include chi, da decenni, aspetta che la bonifica non sia solo una parola tecnica ma un'occasione di riscatto. «L'investimento è ingente», ha ribadito Manfredi, «i lavori dureranno tra i cinque e i sei anni, e questo ci permette di garantire occupazione sicura e retribuita». Un passaggio, questo, che suona quasi come una replica a quanti, nelle settimane scorse, avevano sollevato dubbi e perplessità sull'impatto sociale dell'operazione America's Cup, quasi che l'evento sportivo potesse diventare una vetrina calata dall'alto senza ricadute per i residenti.

La risposta alle polemiche e il valore del dialogo

Non è un caso che proprio mentre si siglava l'intesa, il commissario abbia voluto chiarire un concetto fondamentale: «Soffiare sul fuoco non aiuta Bagnoli e la città». La frase, secca e priva di giri di parole, è diretta a chi, tra comitati e opposizioni, ha alimentato un clima di scontro che rischiava di offuscare i passaggi concreti compiuti in questi mesi. La verità, per chi ha memoria delle infinite discussioni su Bagnoli, è che il tavolo di confronto partecipato era stato attivato già nel 2023, raccogliendo le istanze delle associazioni e dei cittadini. Da quel lavoro paziente, condotto dall'assessorato alle Politiche del Lavoro e dal sub commissario Dino Falconio, sono emerse le criticità e le possibili soluzioni. Il Patto territoriale, insomma, non nasce oggi per caso, ma è il frutto di un ascolto che si era concretizzato in passato con le giornate di "matching" all'Auditorium della Porta del Parco, dove centinaia di aspiranti lavoratori avevano incrociato le offerte delle agenzie per l'impiego, e con i tirocini formativi finanziati dal fondo povertà.

La sfida della legalità nei cantieri della ex Italsider

Accanto alla dimensione occupazionale, il protocollo firmato oggi ha un'altra anima, forse meno visibile ma altrettanto strategica: quella della prevenzione antimafia. Il prefetto Di Bari, che ha sottoposto l'intesa al vaglio del Viminale ottenendo il via libera, ha già annunciato che a breve si procederà con un ulteriore protocollo dedicato specificamente alla legalità nell'esecuzione dei lavori. Non è un dettaglio da poco, considerando che l'area di Bagnoli, per dimensioni e valore degli appalti, rappresenta un obiettivo sensibile per eventuali infiltrazioni della criminalità organizzata. I sindacati, presenti con Cgil, Cisl e Uil, hanno espresso soddisfazione ma hanno anche incalzato le istituzioni affinché si proceda speditamente sul fronte della sicurezza nei cantieri. La bonifica, con le sue movimentazioni di terra e i dragaggi, comporta rischi specifici per i lavoratori, e la clausola sociale non può trasformarsi in un lasciapassare per condizioni di lavoro inadeguate.

Un percorso che affonda le radici in decenni di attesa

Chi oggi osserva i cantieri nell'area dell'ex Italsider, con le sue 250 persone già al lavoro, farebbe bene a ricordare da dove si parte. La dismissione dell'acciaieria risale ai primi anni Ottanta, e già nel 1988 il consiglio comunale aveva deliberato sulla riqualificazione di quella che è considerata una delle fasce costiere più belle del mondo. Nel 1991 arrivò un preliminare di piano che puntava su ambiente e innovazione, poi la stagione delle società di trasformazione urbana, con Bassolino, che pure portò a qualche realizzazione, ma sempre troppo poca rispetto alle attese. Il fallimento di Bagnolifutura nel 2014 aveva chiuso un capitolo, aprendone un altro fatto di commissariamenti e incertezze. Oggi, con Manfredi che riveste sia il ruolo di sindaco che quello di commissario, si tenta una sintesi che mette al centro il lavoro come elemento di coesione. Il cantiere della speranza, se così vogliamo chiamarlo, non potrà prescindere dalla formazione: il Comune, dal canto suo, garantirà l'accesso alla banca dati con seicento profili già censiti e la possibilità di percorsi formativi finanziati. Le aziende, in cambio, avranno a disposizione una serie di agevolazioni, dagli esoneri contributivi per l'assunzione di beneficiari dell'assegno di inclusione agli incentivi per donne vittime di violenza o lavoratori over cinquanta. Un mosaico complesso, che prova a ricomporre i pezzi di una ferita aperta da troppo tempo.

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