L'oro della combinata a squadme è svizzero: Nef e von Allmen in trionfo, l'Italia delude
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Redazione Sport
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È stato un giorno di emozioni contrastanti sulle piste di Bormio, dove la combinata a squadre maschile, novità assoluta del programma olimpico di Milano Cortina 2026, ha incoronato una coppia di atleti che ha saputo gestire al meglio la pressione della sfida a eliminazione diretta. Mentre alcuni dei favoriti hanno vacillato, gli svizzeri Franjo von Allmen e Tanguy Nef hanno costruito la loro vittoria con fredda determinazione, passando dai quarti di finale al gradino più alto del podio grazie a una progressione in costante ascesa. Nef, il cui nome risuonava meno frequentemente rispetto a quelli dei colleghi più titolati prima di questi Giochi, è stato l’artefice della prestazione decisiva nello slalom, regalando al compagno, già campione olimpico in discesa sulla Stelvio, un secondo oro consecutivo. “È stato il verde all’arrivo più bello della mia carriera”, ha confessato con visibile commozione il ventinovenne di Le Châble, riferendosi al segnale cronometrico che ha decretato la vittoria, dopo una maniche che lui stesso ha definito “più o meno perfetta”, nonostante il peso della responsabilità.
La formula nuova che mischia specialità e atleti
La disciplina, che sostituisce nel calendario a cinque cerchi sia la classica combinata alpina individuale sia lo slalom parallelo a squadme, introduce una dinamica di gara inedita e spettacolare, obbligando le federazioni a schierare, in coppia, un discesista e uno specialista delle prove tecniche. Questo format, concepito per ampliare il palinsesto olimpico con un evento di squadra dal ritmo serrato, costringe i grandi campioni a confrontarsi in una cornice diversa, dove l’errore di uno può compromettere il lavoro di entrambi e dove la tensione, come sottolineato da molti protagonisti, assume una qualità particolare. La prova, infatti, non premia soltanto il talento del singolo, ma esalta la capacità di formare un binomio compatto e di reagire agli sviluppi imprevisti della competizione, trasformando ogni passaggio in un micro-duello dall’esito incerto.
La delusione azzurra dopo un avvio promettente
Dall’altra parte dello spettro emotivo, si colloca invece la prestazione della nazionale italiana, la quale, dopo i brillanti risultati nelle prove di velocità, non è riuscita a capitalizzare un ottimo avvio. La coppia formata da Mattia Casse, fresco di argento in discesa libera, e Tommaso Saccardi, dopo aver chiuso la prima frazione con il miglior tempo complessivo, ha visto sfumare ogni ambizione nella maniche di slalom, scivolando fino a un amaro quattordicesimo posto finale che non riflette le aspettative. Un esito analogo, seppur con un percorso differente, ha riguardato l’altro duo azzurro, che pure si era qualificato per le fasi decisive ma che non è poi stato in grado di contendere il podio alle formazioni più lucide, come quella austriaca e quella norvegese, che hanno completato il quadro delle medaglie.
Il riscatto è rimandato al super G
Per gli atleti italiani, quindi, non resta che archiviare rapidamente una giornata da dimenticare e concentrarsi sulle prossime opportunità, a cominciare dalla prova di super G in programma di lì a poco. La sconfitta, sebbene amara, non spegne le possibilità di una squadra che ha già dimostrato di possedere il valore necessario per competere ai massimi livelli, lasciando intendere che la reazione potrebbe essere dietro l’angolo. L’episodio, nel suo complesso, ha comunque confermato la validità della nuova formula, capace di generare pathos e imprevisti fino all’ultimo gate, regalando a un atleta come Tanguy Nef la scena più luminosa della sua carriera proprio nel momento in cui pochi lo avrebbero scommesso.




