Terremoto nel Tirreno meridionale, sciame sismico alle Eolie: le scosse di magnitudo 4.6 e 4.3 avvertite fino a Palermo
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Redazione Interno
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La terra non ha smesso di tremare, nella notte, al largo della costa settentrionale della Sicilia. Un intenso sciame sismico ha interessato l’area delle Isole Eolie, con epicentro localizzato a poche decine di chilometri da Alicudi, e la sequenza di eventi – quindici in totale, secondo la rilevazione della Sala sismica dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia – ha tenuto in allarme i residenti. Il fenomeno, sviluppatosi nel Mar Tirreno meridionale a circa 60 chilometri dalla costa, ha prodotto due scosse principali che, per la loro energia, sono state avvertite su un’area particolarmente ampia: la prima, registrata alle 2:46 con magnitudo 4.6, è stata seguita a distanza di pochi minuti – alle 2:49 – da un’altra di magnitudo 4.3, quest’ultima con ipocentro più prossimo all’isola di Alicudi.
Le caratteristiche del fenomeno e la replica delle scosse
A differenza di singoli eventi isolati, il contesto sismico di queste ore si configura come uno sciame, ovvero una serie di terremoti concentrati in un intervallo di tempo relativamente ristretto e senza che emerga necessariamente una scossa principale nettamente prevalente sulle altre. L’Ingv ha infatti catalogato, nell’arco di circa un’ora e mezza dalla prima scossa, una dozzina di ulteriori repliche; il conteggio complessivo degli eventi nella zona, nell’ultima parte della notte, ha raggiunto quota quindici. Le magnitudo di questi eventi secondari si sono attestate su valori compresi tra 1.7 e 3.0, un range che li rende generalmente non avvertibili dalla popolazione in assenza di particolare sensibilità o di condizioni statiche favorevoli, ma che conferma la persistenza di una dinamica di rilascio energetico in atto nel settore tirrenico meridionale.
L’area epicentrale e il contesto sismico recente
L’epicentro delle due scosse principali è stato localizzato in mare, a profondità intorno agli 11 chilometri per l’evento di magnitudo 4.6 e con valori analoghi per il successivo, elementi che – in abbinamento alla distanza dalla costa – hanno contribuito a una propagazione dell’onda sismica efficace lungo la direttrice settentrionale dell’Isola. L’area interessata, quella delle Eolie, è storicamente attiva sotto il profilo vulcanico e sismico: un aspetto che trova conferma nella ricorrenza di sciami simili, sebbene con intensità variabile. Negli ultimi trenta giorni, gli strumenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia avevano già rilevato nella medesima zona circa trenta eventi sismici, il più forte dei quali – di magnitudo 3.6 – risaliva al 14 marzo. La sequenza di questa notte rappresenta quindi un’accelerazione dell’attività, con valori di magnitudo più elevati rispetto agli episodi registrati nelle settimane precedenti.
L’avvertibilità lungo le coste e gli strumenti di rilevamento
La magnitudo 4.6 – pur non rientrando nella categoria dei terremoti distruttivi – ha prodotto un effetto chiaramente percepibile dalla popolazione, non soltanto nell’arcipelago eoliano ma anche lungo vaste porzioni della costa settentrionale siciliana. Segnalazioni di avvertibilità sono pervenute da Palermo, dove il movimento è stato distintamente avvertito negli edifici, così come dai territori di Messina e Reggio Calabria, a riprova della capacità di queste onde sismiche di propagarsi a distanza in condizioni di bassa profondità ipocentrale e di contrasto di impedenza tra i fondali marini e la crosta continentale. La rete di monitoraggio dell’Ingv, che ha operato senza soluzione di continuità durante l’intera sequenza, ha permesso di localizzare con precisione i vari episodi, restituendo un quadro dettagliato di un fenomeno che, per la sua durata e concentrazione oraria, ha assunto i contorni di un vero e proprio sciame sismico.




