L'export italiano sfida dazi e geopolitica, balza al quarto posto nel G20
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Redazione Economia
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Nonostante le barriere commerciali innalzate dall'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che hanno a lungo alimentato timori di una contrazione negli scambi, l'export italiano ha mostrato una resilienza inattesa, riportando una crescita sostanziale dopo la flessione dell'anno precedente. I dati diffusi dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre, i quali evidenziano un incremento di 16,6 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2025, raccontano di un sistema produttivo capace di reagire alle tensioni internazionali e di ritrovare slancio sui mercati globali, posizionandosi al quarto posto tra le economie del G20 per valore delle esportazioni di merci e superando così competitor di peso come il Giappone. Un risultato, quello del +3,6%, che appare ancor più significativo se si considera il contesto di incertezze valutarie, con l'euro che si rafforza sul dollaro, e di persistenti frizioni geopolitiche, le quali non hanno però impedito alle imprese di consolidare, e in molti casi di espandere, la propria presenza all'estero.
Una ripresa diffusa e i casi territoriali
La dinamica positiva, stando alle analisi, non costituisce un fenomeno circoscritto ma si manifesta in maniera trasversale, coinvolgendo una pluralità di settori e di territori, ciascuno dei quali contribuisce con le proprie specificità al risultato complessivo. A livello provinciale, ad esempio, si registrano performance di rilievo come quella del Cremonese, dove l'export è cresciuto di oltre 61 milioni di euro, confermando una tendenza che, sebbene con intensità differenti, interessa gran parte del paese. Questi numeri, del resto, sembrano indicare che l'effetto iniziale dei dazi statunitensi, dopo un periodo di assestamento, si sia in parte attenuato, permettendo alle aziende di riorganizzare i flussi e di sfruttare nuove opportunità di mercato, senza che le minacce protezionistiche ne abbiano definitivamente compromesso la competitività.
Il contributo delle regioni e il posizionamento internazionale
Il consolidamento del ruolo italiano sullo scenario globale trova un riscontro significativo anche nei dati regionali, i quali sottolineano come la propensione all'internazionalizzazione rappresenti ormai un tratto distintivo del tessuto imprenditoriale nazionale. In Lazio, come ha sottolineato la vicepresidente della Regione commentando i dati Istat, le imprese dimostrano "capacità produttive performanti" e "solide relazioni commerciali", elementi che hanno garantito alla regione un ruolo di primo piano nelle statistiche trimestrali. Questa capacità di tenuta e di crescita, che si osserva pure in altre aree del paese, è stata alimentata da una reputazione di qualità e affidabilità che le aziende italiane hanno saputo costruire nel tempo, riuscendo a contrastare le turbolenze esterne e ad attrarre consistenti volumi d'affari, valutati in quasi 190 miliardi di dollari a livello nazionale.
Le prospettive in un quadro complesso
La ripresa delle esportazioni, pertanto, si configura non come un episodio congiunturale ma come l'esito di una strategia diffusa, sostenuta da investimenti e da una costante attenzione alla competitività, fattori che hanno permesso di compensare gli svantaggi derivanti dal clima politico internazionale. La Regione Lazio, nella dichiarazione della sua assessora, ha peraltro ribadito l'impegno a potenziare ulteriormente gli strumenti a supporto delle imprese, con l'obiettivo di rafforzare le opportunità commerciali sui mercati mondiali. Una simile direzione, auspicata e perseguita da molte amministrazioni territoriali, appare cruciale per mantenere il vantaggio acquisito, in un contesto dove le barriere doganali e le fluttuazioni valutarie continuano a rappresentare variabili imprevedibili, sebbene non abbiano finora intaccato la sostanziale vitalità del made in Italy.




