Sos vino, 6,2 miliardi di bottiglie ferme e prezzi in picchiata. La Maremma dice no al taglio delle rese
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Redazione Economia
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Giugno 2026 si è presentato come il mese peggiore degli ultimi quattro anni per il vino italiano, con giacenze ai massimi e prezzi in picchiata. Secondo l’Osservatorio di Unione Italiana Vini (Uiv), che ha elaborato i dati Masaf di Cantina Italia relativi al mese di giugno, lo stock totale, mosti compresi, è pari a 50,3 milioni di ettolitri, equivalenti a circa 6,2 miliardi di bottiglie. Un quadro che preoccupa l’intera filiera e che spinge le associazioni di categoria a chiedere interventi urgenti al governo.
Numeri da record e calo dei prezzi
A maggio le giacenze avevano già registrato un +7,3% rispetto all’anno precedente, ma a giugno il dato è salito ulteriormente, toccando un +8,4%. Al netto dei mosti, il vino che giace in cantina ammonta a quasi 46,6 milioni di ettolitri, in crescita del 6,7% rispetto al 2025. Le statistiche dell’Osservatorio Uiv mostrano un incremento particolarmente sostenuto per i prodotti Igp (+8,3%) e per i vini comuni (+8,2%, che salgono al +9,5% includendo quelli in cui è specificato il vitigno). Anche i vini Dop registrano una crescita (+5%), sebbene più contenuta rispetto ai mesi precedenti.
Questa mole di prodotto invenduto si riflette inevitabilmente sui prezzi. Unione Italiana Vini segnala come il rallentamento del fabbisogno abbia causato una nuova depressione delle quotazioni dello sfuso. I vini a denominazione perdono in media il 7% rispetto a giugno 2025, attestandosi a 1,57 euro al litro, mentre i vini comuni subiscono un crollo del 19%.
Il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti, ha lanciato un appello alla filiera e al governo, sottolineando l’urgenza di “fare delle scelte decisive per il breve ma anche lungo termine”, per evitare che la situazione precipiti ulteriormente.
Il dibattito sulle soluzioni: la posizione della Maremma
Mentre si discute di ridurre le rese per contenere la produzione e riequilibrare il mercato, dal Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana arriva una voce fuori dal coro. Il Consiglio di Amministrazione del Consorzio ha assunto una posizione netta, opponendosi alla soluzione del taglio generalizzato delle rese. Secondo il presidente Francesco Mazzei, “ogni territorio ha caratteristiche produttive profondamente diverse e le decisioni devono partire dall’analisi dei dati reali, non da soluzioni valide indistintamente per tutti”.
La tesi del Consorzio si basa su un dato specifico: nella Doc Maremma Toscana, le rese effettive di uva per ettaro sono già molto inferiori ai limiti previsti dal disciplinare. Di conseguenza, una loro ulteriore riduzione, anche se significativa sulla carta, non produrrebbe alcun beneficio concreto nella gestione del mercato, trasformandosi in un mero atto formale. “Oggi abbiamo bisogno di strumenti che affrontino le criticità in modo strutturale”, ha dichiarato Mazzei, “intervenendo sul potenziale produttivo e accompagnando l’evoluzione della domanda internazionale”.
Le proposte alternative: blocco autorizzazioni ed estirpazioni mirate
Per il Consorzio Vini Maremma, le soluzioni vanno cercate altrove. Tra le richieste avanzate, spicca il blocco dell’aumento automatico dell’1% annuo delle superfici vitate autorizzate, un meccanismo che, secondo il presidente Mazzei, ha reso l’Italia l’unico grande Paese produttore europeo ad aver incrementato la propria capacità produttiva negli ultimi anni. Una sospensione di uno o due anni consentirebbe di adeguare l’offerta all’andamento reale del mercato.
L’altra proposta riguarda un piano di estirpazioni mirate, da effettuare nelle aree meno vocate alla viticoltura. Un intervento che, secondo il Consorzio, dovrebbe essere finanziato senza sottrarre risorse agli investimenti, alla promozione e all’innovazione, per riequilibrare il sistema mantenendo competitiva la denominazione e sostenendo le aziende in una fase di profonda trasformazione del settore.
Una visione che guarda al lungo periodo, considerando anche il cambiamento nelle preferenze dei consumatori, sempre più orientati verso i vini bianchi rispetto ai rossi, e che apre un dibattito destinato ad allargarsi ben oltre i confini della Maremma.




