Don Giussani, si chiude la fase diocesana per la beatificazione: ottanta testimoni hanno raccontato la sua santità

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Sarà il giorno dell’Ascensione, ricorrenza a lui particolarmente cara, il momento scelto per suggellare un passaggio cruciale. Giovedì 14 maggio, nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano, l’arcivescovo Mario Delpini presiederà la messa che metterà formalmente termine alla fase diocesana dell’inchiesta per la beatificazione di don Luigi Giussani, il fondatore di Comunione e liberazione scomparso il 22 febbraio del 2005 “in fama di santità”. L’annuncio è arrivato ieri sera, durante la celebrazione in Duomo che ha ricordato il ventunesimo anniversario della morte del sacerdote brianzolo, e ha di fatto sancito il completamento di un meticoloso lavoro istruttorio durato oltre un decennio. Un percorso lungo e complesso, quello avviato nel 2012 dall’allora arcivescovo, il cardinale Angelo Scola, che aveva raccolto la richiesta ufficiale del movimento, e che ora consegna alla Santa Sede un fascicolo Corposo, frutto di un esame minuzioso.

Dietro questo traguardo c’è un lavoro enorme, che non si è limitato alla pur necessaria analisi delle carte. Per dodici anni una Commissione storica ha setacciato decine di migliaia di documenti – lettere, appunti, scritti inediti – per ricostruire ogni aspetto della vita e dell’opera di don Giussani, verificando la coerenza del suo pensiero con il magistero della Chiesa. Ma il cuore pulsante dell’inchiesta, ciò che davvero dà alla fama di santità, è stato un altro. Come ha spiegato monsignor Ennio Apeciti, responsabile del Servizio diocesano per le Cause dei Santi, “non si diventa santi da soli: alle spalle di un santo c’è un popolo che lo desidera”. E quel popolo ha parlato. Nel maggio del 2024 era partita la fase testimoniale, e nel corso di questi mesi sono state ascoltate circa ottanta persone: chi ha conosciuto il fondatore di Cl, chi ha lavorato al suo fianco, chi ha ricevuto da lui una direzione spirituale o semplicemente è stato toccato dal suo carisma. Le loro voci, raccolte nei verbali del tribunale diocesano, costituiscono ora la testimonianza vivente di come don Giussani abbia saputo incidere sulle esistenze, “unico nell’ascoltare e abbracciare” come è stato detto di lui, capace di farsi prossimo a chiunque si affacciasse, per usare un’immagine evocata da Delpini, “sull’orlo dell’abisso”.

Il fascicolo vola a Roma, l’iter proseguirà nella Congregazione per le Cause dei Santi

Ora che la fase diocesana si è conclusa, il testimone passa a Roma. Tutti gli atti, le testimonianze e i documenti raccolti veranno trasmessi al Dicastero delle Cause dei Santi, dove una nuova squadra di esperti, teologi e storici dovrà valutare la cosiddetta positio, la sintesi ragionata di quanto emerso a Milano. Sarà la Santa Sede a dover esprimersi sull’eroicità delle virtù del servo di Dio, un passaggio che, se positivo, porterebbe papa Francesco, o chi per lui, a dichiarare don Giussani “venerabile”. Da lì in poi, la strada verso la beatificazione è subordinata al riconoscimento di un miracolo attribuito alla sua intercessione, un evento inspiegabile per la scienza che dovrebbe essere accuratamente vagliato da una commissione medica e teologica. Solo a quel punto, accertato che Dio abbia compiuto un prodigio in risposta alle preghiere rivolte a don Giussani, questi potrebbe essere proclamato beato. Un secondo miracolo, in seguito, aprirebbe le porte alla canonizzazione.

Delpini: “Un grande prete innamorato della Chiesa, il suo carisma è dono per tutti”

Nell’omelia che ha preceduto l’annuncio, l’arcivescovo Delpini ha tratteggiato la figura del sacerdote ambrosiano con parole che sembrano voler riassumere il senso di questa lunga inchiesta. “Di don Giussani si può dire soprattutto questo: che è stato un uomo di Dio”, ha affermato dal pulpito del Duomo, descrivendolo come “un grande prete, innamorato della nostra Chiesa, che volle servire per tutta la sua vita”. Un amore, il suo, che ha generato frutti tangibili: quel movimento, Comunione e liberazione, nato dall’intuizione educativa di portare il cristianesimo nella vita quotidiana dei giovani, e che oggi è diffuso in tutto il mondo. “Penso qui al dono che è per la Chiesa universale il movimento e la fraternità – ha aggiunto Delpini – il cui fecondo carisma è diffuso ormai in tutto il mondo”. Presenti in Duomo, a condividere la gioia per il traguardo raggiunto, c’erano il fratello di don Giussani, Gaetano, e l’attuale presidente della Fraternità di Cl, Davide Prosperi, che ha parlato di “commozione e gratitudine” per il dono che il Signore ha fatto alla Chiesa attraverso il carisma del fondatore, auspicando che si possa presto accoglierlo tra i santi.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.