Don Luigi Giussani, il fondatore di Cl, un passo più vicino alla beatificazione: la fase diocesana si chiuderà il 14 maggio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il cammino verso gli altari di don Luigi Giussani, il sacerdote ambrosiano fondatore di Comunione e Liberazione scomparso il 22 febbraio del 2005, ha ricevuto una spinta decisiva. L’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha annunciato al termine della messa celebrata in Duomo in occasione del ventunesimo anniversario della morte del religioso che la fase diocesana dell’inchiesta sulla sua vita, sulle sue virtù e sulla sua fama di santità si concluderà ufficialmente il prossimo 14 maggio. La data prescelta, come spiegato dallo stesso presule, non è affatto casuale: si tratta del giorno dell’Ascensione, una solennità che, nel ricordo di chi lo ha conosciuto, era particolarmente cara a don Giussani e profondamente sentita nella sua spiritualità. A sancire la chiusura di questa prima importante tappa processuale sarà una celebrazione eucaristica, presieduta da monsignor Delpini, fissata per le ore diciassette nella suggestiva cornice della basilica di Sant’Ambrogio, luogo tra i più emblematici per la Chiesa milanese.

Un iter lungo quattordici anni e la definizione di "grande prete"

La pratica per la beatificazione di don Giussani aveva preso ufficialmente avvio nel lontano 2012. Fu l’allora arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, a dare il via libera alla cosiddetta “fase documentale”, quella preliminare in cui due teologi vengono incaricati di setacciare tutti gli scritti pubblicati e privati del servo di Dio per verificare l’assenza di errori in materia di fede e di morale. In parallelo, una commissione storica aveva il compito di raccogliere ogni documento utile a ricostruire nel dettaglio la sua esistenza, le sue opere e il contesto in cui visse. Solo il 9 maggio del 2024, sempre nella basilica di Sant’Ambrogio, monsignor Delpini aveva aperto la fase cosiddetta “testimoniale”, durante la quale sono state ascoltate circa ottanta persone, tra cui il fratello Gaetano, i vertici del movimento e molti di coloro che hanno condiviso un tratto di strada con lui, per raccogliere testimonianze dirette che confermassero quella fama di santità che da sempre circonda la sua figura. Un lungo lavoro istruttorio, dunque, che ora si appresta a varcare i confini della diocesi ambrosiana per essere vagliato a Roma.

Nell’omelia che ha preceduto l’annuncio, e che è stata accolta dai fedeli che gremivano il Duomo con un lungo applauso, l’arcivescovo Delpini ha tracciato un ritratto a tutto tondo del sacerdote di Desio. Lo ha definito «un grande prete, un sacerdote ambrosiano innamorato della nostra Chiesa», aggiungendo come don Giussani abbia voluto servire la comunità cristiana per l’intera esistenza «con l’ardore del suo animo e del suo zelo». Il presule ha voluto sottolineare come dalla sua vita e dal suo ministero, caratterizzati da un intenso amore per Dio, abbia preso forma una fecondità che lo Spirito ha reso preziosa per la Chiesa tutta, un riferimento evidente al movimento di Comunione e Liberazione, il cui carisma, ha ricordato, è oggi diffuso in ogni angolo del pianeta. Prosperi, che guida la Fraternità di Cl subentrando a don Julián Carrón dopo le sue dimissioni, ha parlato di commozione e gratitudine per il dono che il Signore ha fatto alla Chiesa attraverso il carisma di don Giussani, un’esperienza di cammino cristiano che continua a vivere e a rinnovarsi.

Il trasferimento degli atti a Roma e le prossime tappe del processo

Con la conclusione della fase diocesana, prevista per il 14 maggio, tutto il materiale raccolto in questi anni – una mole imponente di documenti, scritti e testimonianze – verrà trasmesso al Dicastero delle Cause dei Santi della Santa Sede. Saranno i funzionari e i teologi vaticani, a questo punto, a dover verificare la correttezza e la completezza del lavoro svolto dalla diocesi ambrosiana. Si aprirà così una nuova fase, interamente romana, in cui la pratica verrà studiata e discussa. Spetterà poi al Papa, che oggi è Leone XIV, la decisione finale di riconoscere le virtù eroiche di don Giussani, proclamandolo ufficialmente “venerabile”. Solo a quel punto, per il prosieguo dell’iter, si dovrà accertare un miracolo attribuito alla sua intercessione: un evento straordinario, inspiegabile dalla scienza medica, che aprirebbe la strada alla beatificazione. Per la canonizzazione, invece, sarebbe necessario un secondo miracolo, verificato e riconosciuto dopo la proclamazione a beato.

La notizia arriva a ventuno anni esatti dalla morte di don Giussani, avvenuta nella sua Milano il 22 febbraio del 2005, e a quarantaquattro dal riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione, avvenuto per mano di Giovanni Paolo II. Un annuncio che, se da un lato segna un traguardo importante per il movimento e per la Chiesa ambrosiana, dall’altro rappresenta solo l’inizio di un percorso che, come da prassi, dovrà ora misurarsi con i severi criteri richiesti dalla Santa Sede per il riconoscimento ufficiale della santità. La scelta della basilica di Sant’Ambrogio per la cerimonia del 14 maggio non è un dettaglio secondario: è lo stesso luogo in cui, il 9 maggio dell’anno precedente, era stata aperta la fase testimoniale, a suggellare un ideale passaggio di consegne da una tappa all’altra del lungo processo che potrebbe portare don Luigi Giussani agli onori degli altari.

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