Greta Thunberg rimpatriata dopo il blocco della Freedom Flotilla, otto attivisti rischiano il processo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Greta Thunberg è stata espulsa da Israele e ha lasciato il paese questa mattina, dopo essere stata fermata insieme ad altri undici attivisti a bordo della nave Madleen, parte della Freedom Flotilla Coalition, intercettata ieri dalle forze israeliane mentre tentava di raggiungere Gaza con aiuti umanitari. La giovane svedese, 22 anni, è partita dall’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv su un volo diretto a Parigi, come confermato dal ministero degli Esteri israeliano, che ha diffuso una foto di lei già a bordo dell’aereo.

Al suo arrivo all’aeroporto Charles de Gaulle, Thunberg ha denunciato senza mezzi termini l’operato di Israele: «In acque internazionali siamo stati illegalmente attaccati e rapiti, portati contro la nostra volontà nel paese e poi arrestati». Tra i dodici membri dell’equipaggio, otto hanno rifiutato la deportazione volontaria e potrebbero ora affrontare un procedimento giudiziario. «Alcuni di noi sono stati rimpatriati, altri sono ancora lì», ha aggiunto l’attivista, definendo la situazione a Gaza «un genocidio».

Dal canto suo, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha giustificato l’intervento affermando che gli attivisti, una volta sbarcati nel porto di Ashdod, si sono rifiutati di guardare i video degli attacchi del 7 ottobre, girati dagli stessi militanti di Hamas. «Hanno chiuso gli occhi, non volendo vedere la realtà», ha scritto in un comunicato, sottolineando che la Flotilla stava tentando di violare il blocco navale imposto su Gaza.

La vicenda riaccende il dibattito sull’approccio israeliano verso le missioni umanitarie dirette verso l’enclave palestinese, già al centro di polemiche internazionali per le condizioni della popolazione civile. Quella di ieri non è la prima volta che la Freedom Flotilla viene bloccata: nel 2010, un analogo intervento causò la morte di dieci attivisti, scatenando una crisi diplomatica.

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