Giro di vite sui clandestini, l’Italia è sul podio Ue per i rimpatri forzati

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre le opposizioni si aggrappano agli slogan, i dati diffusi dall’Eurostat raccontano una storia molto diversa. Nel primo trimestre del 2026 l’Italia si posiziona come il secondo Paese dell’Unione europea, subito dopo la Danimarca, per quanto riguarda la percentuale di rimpatri forzati di immigrati irregolari, con una percentuale che raggiunge il 76,9 per cento del totale delle espulsioni eseguite.

Un risultato che va a rafforzare la linea sostenuta dal governo Meloni in materia di controllo dei confini e rispetto delle regole, collocando il nostro Paese tra quelli che stanno fornendo la risposta più decisa sul fronte del contrasto all’immigrazione clandestina.

I numeri del rimpatrio in Europa

Il quadro statistico tracciato dall’Ufficio di statistica dell’Unione Europea offre una fotografia chiara dell’andamento dei flussi migratori irregolari nel Vecchio Continente. Nei primi tre mesi del 2026, 108.475 persone hanno ricevuto un ordine di espulsione da uno Stato membro, mentre 34.550 sono state effettivamente rimpatriate in Paesi terzi.

Rispetto al primo trimestre del 2025, si registra una diminuzione del 12,8 per cento nel numero di cittadini extracomunitari a cui è stato intimato di lasciare il territorio dell’Unione, ma contestualmente si osserva un incremento dell’8,1 per cento delle persone rimpatriate. La maggior parte dei cittadini extracomunitari destinatari di un provvedimento di espulsione proveniva da Algeria, Marocco e Siria, mentre i rimpatri hanno coinvolto in gran numero cittadini di Turchia, Georgia e Albania.

La Francia, la Germania e la Spagna risultano i Paesi con il maggior numero di ordini di espulsione emessi, mentre la Germania, la Francia e la Polonia hanno registrato il numero più alto di persone rimpatriate in Paesi terzi.

Italia e Danimarca in testa alla classifica

Il dato che maggiormente balza agli occhi è però quello che riguarda la qualità dei rimpatri. Diversamente da quanto accade in molti altri Stati membri, dove la maggior parte dei rimpatri avviene su base volontaria, spesso con l'offerta di un bonus economico al migrante che sceglie di andare via, l'Italia e la Danimarca si distinguono per la loro determinazione nell'applicazione della legge. È qui che emerge la differenza sostanziale: la Danimarca guida la classifica con una percentuale di rimpatri forzati pari all'85,1 per cento, seguita a ruota dall'Italia con il 76,9 per cento.

Questo primato, che pone il nostro Paese sul podio europeo per l'incisività delle politiche di espulsione, ha suscitato reazioni positive nella maggioranza di governo. L'eurodeputato di Fratelli d'Italia, Ruggero Razza, ha sottolineato come il traguardo raggiunto sia il frutto del lavoro svolto in Italia e in Europa dal governo Meloni, evidenziando come il dato dimostri che "altri parlano, qui c'è chi da tre anni ha lavorato per dare un nuovo quadro giuridico europeo all'immigrazione irregolare".

Anche da Forza Italia è arrivato un commento positivo: la deputata Bergamini ha infatti parlato di una tendenza chiara che conferma il rafforzamento della capacità dell'Unione europea di dare seguito alle decisioni di rimpatrio.

Il confronto con il passato

Per comprendere appieno la portata del risultato ottenuto, è utile confrontare i dati attuali con quelli degli anni precedenti. Sebbene il numero di rimpatri sia in crescita rispetto al biennio 2023-2024, quando la media mensile si attestava rispettivamente su 396 e 451 migranti, i numeri attuali rimangono ancora al di sotto dei livelli registrati nel periodo pre-pandemico. Tra il 2017 e il 2019, la media mensile dei rimpatri forzati oscillava tra i 533 e i 544, con il picco massimo toccato nel 2019 quando si raggiunsero le 6.

531 unità, oltre mille in più rispetto al 2024. Tuttavia, a differenza degli anni passati, il risultato attuale è caratterizzato da una maggiore incidenza dei rimpatri forzati rispetto a quelli volontari, a testimonianza di una linea politica più severa. Il dato diffuso dall'Eurostat si riferisce specificamente al primo trimestre del 2026, e rappresenta un indicatore importante del cambio di passo impresso alla politica migratoria del nostro Paese.

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