Tim approva la svolta: azioni di risparmio convertite, capitale ridotto
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Redazione Economia
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Con un voto che, superando abbondantemente il quorum necessario, ha sfiorato l'unanimità, le assemblee degli azionisti di Tim hanno chiuso ieri un capitolo durato decenni nella storia del gruppo telefonico, sancendo la definitiva scomparsa delle sue azioni di risparmio. L'operazione, che era stata presentata dal Consiglio di Amministrazione come un passo fondamentale per razionalizzare la struttura proprietaria, ha ottenuto il benestare sia dell'assemblea straordinaria degli azionisti ordinari, con il 99,87% dei voti favorevoli, sia di quella specifica dei possessori dei titoli di risparmio, i quali, pur rinunciando a uno status privilegiato, hanno scelto di uniformarsi al resto del capitale.
I termini tecnici dell'approvazione
L'assise straordinaria, alla quale ha partecipato oltre il 56% del capitale ordinario, ha espresso il suo parere su due distinti fronti. Da un lato ha approvato, come anticipato, la conversione sia facoltativa che obbligatoria delle cosiddette "savings shares", quei titoli che, sebbene privi del diritto di voto, garantivano ai loro detentori una precedenza nel pagamento dei dividendi. Dall'altro, ha dato il via libera, con il 99,65% dei consensi, a una parallela riduzione volontaria del capitale sociale, che viene ora portato a sei miliardi di euro. La somma derivante da questa manovra tecnica non verrà dispersa, bensì accantonata a rafforzamento delle riserve di patrimonio netto, andando a consolidare ulteriormente il bilancio dell'operatore.
Una semplificazione lungamente attesa
Il percorso verso questa semplificazione, va ricordato, non è stato privo di intoppi, avendo conosciuto diverse battute d'arresto nel corso degli anni. Solo per citarne una, nel 2015 un tentativo analogo era stato bloccato in assemblea dal principale azionista dell'epoca, segno di come la questione fosse storicamente delicata e legata a equilibri di potere interni. L'esito plebiscitario di ieri segna quindi un punto di svolta netto, un segnale di cambiamento percepibile anche all'esterno, che allinea Tim al modello di governance più comune nel panorama delle società quotate, dove la pluralità delle categorie di azioni è vista spesso come un elemento di complessità superfluo.
Implicazioni finanziarie e di governance
La decisione, oltre a eliminare una dualità che ormai appariva anacronistica, produce effetti tangibili su più piani. Sul versante finanziario, l'azzeramento dello "scotto" rappresentato dal privilegio dividendale delle vecchie savings shares e il contemporaneo rinsaldo delle riserve contribuiscono a presentare un profilo societario più solido e lineare agli investitori, siano essi istituzionali o retail. Sul piano della governance, infine, l'unificazione del capitale sotto un'unica tipologia di titoli, tutti con diritto di voto, rende il quadro azionario più trasparente e coerente, agevolando quel dialogo con i mercati che, in un settore in profonda trasformazione come quello delle telecomunicazioni, rappresenta un fattore decisivo per il futuro.




