AI Act, al via le prime restrizioni: sanzioni fino al 7% del fatturato
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Redazione Economia
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Da domenica 2 febbraio 2025, l’Unione Europea ha dato il via all’applicazione delle prime disposizioni dell’AI Act, il regolamento sull’intelligenza artificiale approvato nel luglio 2024. Questo provvedimento, che rappresenta il primo quadro normativo globale per disciplinare l’uso dell’IA, introduce regole stringenti per lo sviluppo, l’immissione sul mercato e l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale, con l’obiettivo di bilanciare innovazione e tutela dei diritti fondamentali.
L’AI Act, pubblicato sulla Gazzetta dell’Unione Europea il 12 luglio 2024, mira a creare un mercato interno armonizzato, garantendo che l’IA sia antropocentrica, affidabile e rispettosa dei valori europei. Tra questi, spiccano la protezione della salute, della sicurezza e dei diritti sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE, oltre alla salvaguardia di democrazia, Stato di diritto e ambiente. Il regolamento, tuttavia, non si limita a promuovere l’innovazione, ma stabilisce anche paletti chiari per prevenire abusi e rischi derivanti da un uso improprio della tecnologia.
Tra le novità più significative, spiccano le restrizioni sulle cosiddette “pratiche vietate”, che includono sistemi di IA considerati ad alto rischio per i diritti individuali o la sicurezza pubblica. A partire da febbraio 2025, le aziende che non rispetteranno queste norme potrebbero incorrere in sanzioni pesanti, che vanno da multe fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato globale annuo, a seconda di quale delle due cifre sia maggiore. Un deterrente non da poco, considerando l’impatto economico che tali penalità potrebbero avere su grandi multinazionali e startup tecnologiche.
L’AI Act si distingue per essere il primo tentativo a livello mondiale di regolamentare un settore in rapida evoluzione come quello dell’intelligenza artificiale. Sebbene l’UE abbia fatto da apripista, altri Paesi stanno osservando con attenzione l’implementazione della normativa, pur senza adottare misure simili. Questo scenario solleva interrogativi sulla possibilità di un “effetto Bruxelles”, simile a quello generato dal Gdpr in materia di privacy, ma al momento non ci sono segnali concreti di un’adozione globale del modello europeo.
Tra le preoccupazioni principali del legislatore europeo c’è il potenziale dirompente dell’IA generativa, una tecnologia che, sebbene promettente, può essere utilizzata in modo dannoso. L’AI Act cerca quindi di prevenire abusi, stabilendo regole chiare per chi sviluppa e utilizza questi sistemi. Le aziende, dal canto loro, dovranno adeguarsi rapidamente, garantendo che i propri prodotti rispettino i requisiti stabiliti dalla normativa.
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