Il filo rosso di Downing Street. Quattro anni e mezzo di guerra, cinque premier e una sola linea

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sono trascorsi quattro anni e mezzo dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, e a Downing Street si sono alternati quattro primi ministri. Eppure, al di là dei sommovimenti interni, dei cambi di governo e delle crescenti pressioni economiche che hanno segnato la politica britannica, la posizione di Londra nei confronti del conflitto è rimasta sorprendentemente immutata: l'obiettivo finale resta la vittoria militare di Kiev sul campo, considerata l'unica condizione possibile per garantire quella che i vertici britannici definiscono «una pace giusta e duratura».

La missione annunciata da Boris Johnson

Erano passate poche ore dall'ingresso dei carri armati russi in Ucraina, il 24 febbraio del 2022, quando l'allora primo ministro Boris Johnson si presentò in Parlamento per annunciare quella che definì una «missione chiara». Le sue parole, pronunciate di fronte a un'aula tesa, furono inequivocabili: «Diplomaticamente, politicamente, economicamente — e alla fine, militarmente — questa barbara avventura di Vladimir Putin deve concludersi in fallimento».

Un'affermazione che suscitò lo scetticismo immediato di più di un deputato, tanto che un esponente dell'opposizione laburista si alzò per chiedere, con incredulità, cosa intendesse esattamente con quell'avverbio, «militarmente». Quella domanda, per quanto retorica, racchiudeva il nodo cruciale di una strategia che, nei fatti, non sarebbe mai stata rimessa in discussione dai successori di Johnson.

L'irriducibile posizione di Londra

La fermezza britannica è tornata prepotentemente alla ribalta nelle ultime ore, alimentando nuove tensioni con Mosca. La Russia ha accusato il Regno Unito di «partecipare alla guerra», dopo che il nuovo premier Andy Burnham ha dato il via libera alla condivisione con Kiev della tecnologia necessaria per la produzione sul suolo ucraino di missili da crociera Storm Shadow. Un passo che per il Cremlino rappresenta un'escalation qualitativa, tanto che il portavoce Dmitry Peskov ha dichiarato che «la Gran Bretagna continua ad aggiungere benzina sul fuoco».

Le minacce di Mosca, che hanno preso di mira fabbriche di droni e componenti per missili, si inseriscono in un contesto in cui lo spazio per la diplomazia sembra restringersi ulteriormente. Mentre gli emissari di Donald Trump faticano a trovare un varco per una nuova missione a Mosca, il Cremlino alza i toni contro Londra e Vladimir Putin stringe il controllo sulle infrastrutture interne esposte agli attacchi ucraini.

La scelta di Kiev per il primo viaggio di Burnham

Proprio nel giorno in cui il premier britannico Andy Burnham ha scelto Kiev per il suo primo viaggio all'estero da quando ha ricevuto l'incarico dal re Carlo III, le parole di Peskov hanno confermato la centralità del Regno Unito nella strategia occidentale di sostegno all'Ucraina. Una scelta, quella di Burnham, che non è passata inosservata e che ha ribadito con forza la continuità della linea di Downing Street, nonostante il cambio al vertice del governo.

Burnham, che ha sostituito Keir Starmer alla guida del Partito Laburista e del governo, ha raccolto l'eredità di una politica estera che, nei fatti, ha resistito a tutte le turbolenze politiche interne, dalle dimissioni di Johnson al breve governo di Liz Truss, fino alla fase Starmer.

In questo quadro, l'incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e la partecipazione alle celebrazioni per il 35º anniversario dell'indipendenza ucraina hanno assunto il valore di una dichiarazione d'intenti, a sottolineare che, per Londra, il sostegno a Kiev resta un pilastro portante della propria strategia internazionale.

La sfida russa e il fronte interno

La reazione di Mosca, che accusa il Regno Unito di essere ormai un attore direttamente coinvolto nel conflitto, testimonia l'efficacia percepita della strategia britannica, ma anche i rischi di un'ulteriore escalation. Le minacce di colpire obiettivi sul territorio britannico, o comunque interessi nazionali, sono un avvertimento che il governo di Sua Maestà è chiamato a valutare con attenzione.

Tuttavia, la tensione internazionale non ha distolto il nuovo premier dalle priorità annunciate per il suo mandato, che includono il contrasto al caro vita e la fine del fenomeno dei senzatetto, come dichiarato nel suo primo discorso fuori da Downing Street. Burnham ha inoltre ribadito l'impegno a mantenere le regole fiscali e a non intaccare gli impegni per la difesa, un segnale che, anche sul fronte interno, l'amministrazione intende procedere con cautela.

In un momento storico in cui l'instabilità politica sembra essere diventata la norma, la continuità della linea britannica sull'Ucraina rappresenta un'eccezione notevole, che definisce i contorni di una politica estera capace di sopravvivere agli sconvolgimenti della politica interna.

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