L’adeguamento dei prezzi per i contoterzisti a Cuneo e il rebus del credito d’imposta
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Redazione Economia
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Che la pressione sui costi di produzione avesse ormai raggiunto livelli strutturalmente incompatibili con la tenuta delle imprese, lo si sapeva da mesi; mancava solo l’ultima spinta, quella del carburante, per trasformare una lenta agonia in un conto alla rovescia. Ed è proprio questa la fotografia scattata dall’assemblea dei soci dell’Unione Trebbiatori di Cuneo, riunitasi lunedì 13 aprile, che ha sancito un adeguamento medio del 20% per le lavorazioni agromeccaniche nella provincia della Granda. Una decisione, quest’ultima, che non nasce da una strategia di mercato ma da una mera equazione di sopravvivenza: quando il gasolio – che per queste aziende rappresenta una fetta schiacciante del bilancio – sale del 71% come accaduto dall’inizio dell’anno -1, i margini non si assottigliano, semplicemente evaporano.
Il paradosso del decreto e la disparità di trattamento
Proprio mentre i contoterzisti alzano i listini per non affogare, il legislatore interviene con il decreto legge 42/2026 per gettare un salvagente al comparto primario, seppur con una portata limitata. La norma, che stanzia 30 milioni di euro per il solo mese di marzo, introduce un credito d’imposta del 20% sui carburanti destinati esclusivamente alle imprese agricole. E qui sta il nodo: i trebbiatori, che fisicamente consumano il gasolio nei campi per conto altrui, restano esclusi dal beneficio diretto. Una disparità di trattamento che l’Unione Trebbiatori definisce “critica”, considerando che sono proprio i contoterzisti a gestire la quota prevalente dei cicli produttivi pesanti e dei consumi energetici. In altre parole, chi usa il trattore non ha diritto allo sconto, mentre chi possiede il terreno sì; un paradosso contabile che rischia di inceppare la filiera.
L’audizione in Regione e la richiesta di un tavolo permanente
Non sono più tornati in piazza a bloccare le autostrade con i mezzi, come accadde due anni fa, ma la protesta si è semplicemente trasferita nelle stanze del potere. Nei giorni scorsi, una delegazione dell’associazione Agricoltori Autonomi Italiani (nata proprio sulle barricate del 2024) è stata ricevuta dalla terza Commissione del consiglio regionale del Piemonte. L’incontro, che aveva un sapore di resa dei conti tecnica più che di scontro politico, ha messo in luce un quadro che va ben oltre il semplice rincaro del gasolio. Gli agricoltori hanno chiesto l’apertura immediata di un tavolo di crisi, denunciando come il caro energia si sommi a un’impennata dei prezzi dei fertilizzanti e all’accesso complicato (quando non inefficace) agli strumenti pubblici.
La crisi industriale che nasconde la "punta dell’iceberg"
Se il prezzo della benzina verde fa notizia, è il silenzioso aumento dell’acciaio a preoccupare davvero i meccanici. Perché un trattore di alta potenza, oggi, costa tra il 35% e il 45% in più rispetto a cinque anni fa. A fornire i numeri è ancora l’Unione Trebbiatori, che nel tracciare il bilancio degli ultimi anni parla di una crisi quinquennale dei costi industriali: lubrificanti, ricambi e manutenzione hanno subito rincari a doppia cifra, schiacciando la liquidità delle imprese agromeccaniche. La voce carburante, insomma, è solo la punta di un iceberg fatto di materie prime più care e di una burocrazia che, nell’applicazione delle agevolazioni, dimentica spesso chi i campi li lavora davvero.
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