Gasolio agricolo, firmato il decreto sul credito d’imposta: 90 milioni alle imprese, ma restano fuori i contoterzisti
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Redazione Economia
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È stato firmato l’atteso decreto interministeriale Masaf-Mef che definisce le modalità di attuazione del credito d’imposta per l’acquisto di gasolio e benzina destinati alle attività agricole. Il provvedimento rende disponibili complessivamente 90 milioni di euro per compensare una parte delle spese sostenute dalle imprese nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026. Il decreto è stato pubblicato sul sito istituzionale di AGEA, aprendo così la fase attuativa della misura.
Il Masaf, Ministero dell'Agricoltura, ed il Mef, Ministero dell'Economia e delle Finanze, hanno emanato il Decreto Interministeriale con cui vengono definite le modalità di attuazione del contributo, sotto forma di credito d'imposta, per l'acquisto di gasolio agricolo. Si tratta di un passaggio fondamentale per utilizzare i 90 milioni di euro stanziati dal Governo per compensare i maggiori oneri sostenuti dalle imprese agricole nel trimestre marzo-maggio 2026 per l'acquisto di gasolio e benzina.
Le caratteristiche del credito d’imposta
Il credito d’imposta è riconosciuto fino al 20% della spesa sostenuta al netto delle imposte e per un importo nominale complessivo non superiore a 50mila euro per impresa. Il beneficio, inizialmente limitato al solo mese di marzo con una dotazione di 30 milioni di euro, è stato esteso agli acquisti effettuati nei mesi da marzo a maggio 2026, con fondi triplicati a 90 milioni di euro complessivi.
L'agevolazione è destinata all'alimentazione dei mezzi utilizzati per le attività agricole e include il riscaldamento delle serre per la coltivazione di piante orticole. Il credito d’imposta andrà utilizzato in compensazione entro la fine dell'anno previa presentazione di apposita domanda ad AGEA, secondo modalità che saranno emanate entro 10 giorni dalla pubblicazione del Decreto; l'arco temporale per la trasmissione della domanda non potrà essere inferiore a venti giorni e non potrà, in ogni caso, essere successivo al 30 settembre 2026.
Per determinare il diritto al bonus fa fede la data di consegna della merce e non la fatturazione: gli acquisti consegnati a febbraio 2026 sono esclusi, anche se fatturati a marzo, mentre quelli consegnati a maggio 2026 sono inclusi, anche se la fattura verrà emessa a giugno.
I contoterzisti esclusi dalla misura
La misura non si applica alle imprese agromeccaniche, quelle cioè che svolgono l'attività di contoterzismo come attività principale e autonoma. Con la conversione definitiva del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 63 nella legge 25 giugno 2026, n. 113, è stata confermata l'esclusione. L'Uncai, organizzazione che rappresenta le imprese agromeccaniche, considera la decisione un errore di giustizia prima ancora che di bilancio, sottolineando che il decreto ministeriale 14 dicembre 2001, n.
454 riconosce da tempo alle imprese agromeccaniche iscritte al registro delle imprese il diritto al prelievo di gasolio agricolo ad accisa agevolata. Escludere queste imprese dal credito d'imposta, sostiene l'Uncai, significa trattare diversamente un lavoro identico in base a chi lo esegue, non in base a ciò che produce.
Secondo i dati Crea sul contoterzismo passivo, una quota rilevante delle lavorazioni colturali è già oggi affidata a imprese agromeccaniche professionali; il 28% delle aziende agricole italiane ricorre al contoterzismo, con punte che superano la metà del totale in regioni come Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Le reazioni delle organizzazioni agricole
Il presidente della Copagri, Tommaso Battista, ha ringraziato il Ministero per aver prontamente accolto l'appello a procedere con l'emanazione del decreto, definendo la misura molto attesa dalle imprese agricole in quanto va a mitigare gli effetti economici dell'aumento eccezionale del prezzo di gasolio e benzina legato alle forti tensioni internazionali.
Battista ha ricordato che l'intervento era originariamente previsto solo per la pesca e per l'autotrasporto, ma poi, anche grazie al forte pressing della Confederazione, era stato esteso alle imprese del primario, includendo anche le serre destinate alla coltivazione di piante orticole.
Il presidente di Cai Agromec, Gianni Dalla Bernardina, ha invece definito l'esclusione delle imprese agromeccaniche un errore grave, che configura una disparità fra imprese che svolgono il contoterzismo in maniera professionale, escluse dal tax credit, e imprese agricole che svolgono attività connesse, che invece sono comprese fra i beneficiari.
Secondo Dalla Bernardina, il prezzo del gasolio agricolo è passato da 0,75 a 1,40 euro al litro, quasi raddoppiando i costi per l'acquisto da parte delle imprese agromeccaniche, un incremento che pagano tanto le imprese agromeccaniche quanto quelle agricole.
L'impatto sulle imprese agricole
L'esclusione delle imprese agromeccaniche avrà una ricaduta diretta sulle aziende agricole clienti, che non vedendo compensato l'aumento dei costi del carburante di chi eroga il servizio, si troveranno a subire un incremento delle tariffe delle lavorazioni conto terzi. Le imprese agromeccaniche sono responsabili di almeno il 70% delle operazioni di preparazione dei terreni e di semina e di oltre il 95% delle operazioni di raccolta, e i maggiori costi finiranno inevitabilmente per pesare sulle imprese agricole.
A pagare il conto della misura, in altre parole, sarà anche una parte tutt'altro che marginale delle stesse aziende agricole che il credito d'imposta dovrebbe sostenere.
Il presidente della Copagri ha inoltre invitato il Governo a procedere con la medesima sollecitudine con l'emanazione del decreto attuativo necessario a definire le procedure per la concessione del contributo e la documentazione necessaria a utilizzare i 40 milioni di euro per sostenere, con un credito d'imposta riconosciuto fino al 30% della spesa sostenuta, gli acquisti di fertilizzanti effettuati nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026.
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