Olimpiadi di Milano Cortina, l'oro dell’inseguimento maschile regala all’Italia un'altra pagina di storia
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Redazione Sport
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Il lungo martedì olimpico, che si è sviluppato attraverso le diverse sedi di gara distribuite tra la Lombardia e il Trentino-Alto Adige, ha consegnato al medagliere azzurro un'altra prestigiosissima medaglia, la ventiquattresima dall'inizio di questi Giochi invernali, grazie alla prova di forza del trio azzurro del pattinaggio di velocità. Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti, che tra l’altro sono i campioni mondiali ed europei in carica della specialità, hanno disputato una finale dell’inseguimento a squadre maschile semplicemente perfetta sotto il profilo tecnico e della gestione dello sforzo, andando a battere gli Stati Uniti con un distacco ampio, superiore ai quattro secondi, che lascia poco spazio a qualsiasi tipo di recriminazione per gli avversari -3. La prova degli azzurri, partita in sordina rispetto al passo impressionante degli statunitensi nella prima parte di gara, ha subito una svolta poderosa nella seconda metà del percorso, quando la falcata di Ghiotto e dei suoi compagni ha letteralmente frantumato i ritmi degli avversari, i quali non hanno potuto far altro che arrendersi all’evidenza di un quartetto, seppur composto da tre elementi, capace di esprimere una potenza e una sincronia fuori dal comune. La cornice di pubblico presente all'impianto milanese ha potuto così esultare per un oro che proietta l'Italia in una posizione di assoluto rilievo nel panorama mondiale di questa disciplina, dopo i due ori già vinti da Francesca Lollobrigida e il bronzo di Riccardo Lorello, a testimonianza di una scuola italiana del pattinaggio di velocità in stato di grazia assoluta.
Biathlon e combinata nordica, prestazioni opache e lontane dal podio
Ben diverso, e per certi versi amaro, è stato invece il responso che è giunto dalla pista di Anterselva, dove la staffetta maschile di biathlon composta da Patrick Braunhofer, Tommaso Giacomel, Lukas Hofer e Nicola Romanin non è mai riuscita a entrare in gara, concludendo la propria fatica in una quattordicesima posizione che lascia l'amaro in bocca, considerando le potenzialità della squadra -2-3. La prima frazione, come raccontano i cronometri, ha subito messo in evidenza un certo ritardo dai battistrada, un gap che invece di ridursi con il passare dei cambi è andato via via aumentando, complice anche qualche difficoltà di troppo al poligono che non ha permesso agli azzurri di sfruttare le proprie capacità nella fase di sciata. Il successo è andato alla Francia, squadra che ha confermato i pronostici della vigilia, davanti a una Norvegia comunque solida e a una Svezia capace di piazzarsi sul terzo gradino del podio, mentre per l'Italia, dopo i fasti delle gare individuali, arriva una battuta d'arresto piuttosto netta in una competizione a squadre che sembrava poter regalare almeno una soddisfazione. Nella combinata nordica, altra disciplina che storicamente ha regalato all'Italia gioie importanti, non c'è stato spazio per l'impresa: Aaron Kostner, Samuel Costa e il veterano Alessandro Pittin, che pure ci riprova dopo una carriera ricca di soddisfazioni, non sono mai stati in scia ai migliori, concludendo la prova di fondo dopo il salto dal trampolino lungo in posizioni di classifica che li vedono lontani dalla lotta per le medaglie, vinta dal norvegese Jens Luraas Oftebro -7.
L’hockey maschile si ferma agli ottavi, Gutmann inizia il suo programma
Sul ghiaccio della Rho Arena, intanto, la nazionale maschile di hockey ha dovuto alzare bandiera bianca contro una Svizzera decisamente superiore, capace di imporsi per tre reti a zero e di spegnere così sul nascere il sogno di un quarto di finale che avrebbe rappresentato un risultato storico per questo gruppo -5-9. La partita, alla quale hanno assistito tra gli altri il vicepremier Matteo Salvini e il presidente della Fondazione Milano Cortina, Giovanni Malagò, ha visto gli elvetici prendere subito in mano le redini dell'incontro, segnando nei primi minuti e gestendo con intelligenza il vantaggio, senza mai concedere agli azzurri la possibilità di un vero e proprio ritorno. L'Italia, allenata dal finnico Jukka Jalonen, ha provato a reagire nel secondo tempo, collezionando anche qualche occasione che avrebbe potuto riaprire i giochi, ma la scarsa mira e l'ottima organizzazione difensiva avversaria hanno spento le speranze, concretizzandosi poi nella terza frazione nella rete del definitivo tre a zero che chiude i conti. Nel tardo pomeriggio, l'attenzione si è spostata al pattinaggio di figura, con Lara Naki Gutmann scesa sul ghiaccio per il programma corto del singolo femminile, in una gara che la vede confrontarsi con le migliori interpreti della disciplina e che rappresenta per lei un'occasione importante per mostrare i progressi compiuti -1-4.
Slopestyle, big air e bob a due per chiudere la giornata di gare
Mentre il sole tramontava sulle montagne, l'attenzione si è spostata verso il Livigno Snow Park, dove si è disputata la finale dello slopestyle femminile di snowboard, gara che metteva in palio medaglie preziose e che ha visto le atlete sfidarsi su una serie di salti e ostacoli tecnici, in una giornata caratterizzata da condizioni meteorologiche variabili ma comunque gestibili. Più tardi, è stata la volta della finale del big air maschile di sci freestyle, competizione alla quale purtroppo non ha potuto prendere parte Miro Tabanelli, il fratello della neo medagliata di bronzo Flora, assenza che ha privato il pubblico italiano di un possibile protagonista in una specialità spettacolare e ad alto tasso di rischio. Sulle piste di Cortina, infine, il bob a due maschile è sceso in pista per le ultime due manche, con Patrick Baumgartner e Robert Mircea impegnati a difendere i colori azzurri in una disciplina che richiede potenza, precisione e un pizzico di coraggio nelle fasi di spinta e di guida lungo la pista ghiacciata -1-4. Il medagliere, intanto, vede l'Italia consolidare il proprio secondo posto alle spalle della sola Norvegia, con un bottino di ventiquattro medaglie che ha già superato il precedente record di Lillehammer 1994, a testimonianza di una rassegna iridata finora trionfale per lo sport italiano -3-6.




