Partite Iva e concordato, scontro tra Salvini e Leo
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Redazione Economia
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Le 700 mila lettere inviate dall'Agenzia delle Entrate, tramite il suo braccio operativo Sogei, alle Partite Iva hanno scatenato un acceso dibattito. Anche in Veneto, dove Casartigiani ha annunciato l'arrivo di migliaia di pec nella regione, ci si chiede se si tratti di inviti o minacce. Questo episodio dimostra quanto sia politicamente e socialmente sensibile il tema fiscale, soprattutto quando coinvolge commercianti e autonomi, categorie spesso associate a una maggiore propensione all'evasione.
L'epico scontro tra Matteo Salvini e Maurizio Leo, sul modo di scrivere le lettere, ha ulteriormente infiammato la situazione. Salvini, per una volta, ha dato una notizia: il concordato preventivo biennale, tanto caro al suo governo, non funziona. Per questo motivo, secondo il vicepremier leghista, è necessario tornare ai condoni fiscali tombali, che tutelino maggiormente piccoli e grandi evasori, spesso confusi con chi ha una partita Iva, non è imprenditore e si trova in difficoltà economiche a causa di guadagni esigui o tasse spropositate.
Lega e Forza Italia si sono unite nell'irritazione per le lettere sul concordato. Salvini ha avvisato telefonicamente Giancarlo Giorgetti, titolare del Mef, esprimendo la necessità di mettere qualche paletto. Non si è trattato di una strigliata al ministro leghista dell'Economia, ma di un messaggio al suo vice, il meloniano Maurizio Leo, tributarista che ha architettato il concordato.
I termini per il concordato preventivo biennale sono stati riaperti dal governo. I lavoratori autonomi che, pur avendo i requisiti, non avevano aderito in prima battuta, possono usufruire di un'ulteriore finestra che si chiude il 12 dicembre 2024.




