Borse in rosso, l'incertezza sui dazi di Trump frena i mercati

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ultima seduta settimanale di Piazza Affari si è chiusa in netto negativo, con il Ftse Mib che ha ceduto l’1,11%, pur mantenendosi sopra la soglia psicologica dei 40.000 punti. A pesare, più che negli altri listini europei – comunque in calo – è stato soprattutto il comparto bancario, tradizionalmente sensibile alle turbolenze geopolitiche e alle politiche monetarie. Se l’industriale e il risparmio gestito hanno fornito qualche timido segnale positivo, l’ombra dei dazi annunciati dall’amministrazione Trump ha dominato le scorse ore, alimentando timori di recessione, inflazione o, al contrario, deflazione.

Il presidente americano, dopo aver imposto dal primo agosto una tassa doganale del 35% sulle merci canadesi, ha confermato l’intenzione di estendere misure analoghe all’Europa, minacciando al contempo di inasprire ulteriormente le tariffe in caso di ritorsioni. "Abbiamo in programma dazi tra il 15% e il 20% per i paesi rimanenti", ha dichiarato a Nbc News, superando la soglia del 10% che gli investitori avevano ormai metabolizzato. L’attesa per la lettera ufficiale che formalizzerà queste misure ha contribuito a un clima di nervosismo, acuito dalle parole del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che ha espresso preoccupazione per le ricadute sul sistema economico italiano.

Oltreoceano, Wall Street ha registrato una settimana altalenante: se giovedì S&P 500 e Nasdaq Composite avevano toccato nuovi record, venerdì la chiusura è stata in ribasso, con gli indici trascinati in basso dalle tensioni commerciali. Intanto, oro e petrolio hanno beneficiato dell’instabilità, con i prezzi in netta risalita mentre gli operatori cercavano rifugio in asset considerati più sicuri.

La volatilità, che ha caratterizzato l’intera settimana, riflette l’incertezza di un mercato costretto a fare i conti con politiche protezionistiche sempre più aggressive. Se da un lato le borse europee sembrano reagire con maggiore cautela rispetto a quelle americane, dall’altro la fragilità del settore bancario italiano – storicamente esposto alle crisi di fiducia – rischia di amplificare gli effetti negativi. Senza contare che l’eventuale escalation tariffaria potrebbe rallentare ulteriormente una crescita già fiacca, con ripercussioni sull’occupazione e sui consumi.

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