Piazza Affari prova il rimbalzo in una settimana segnata dall’allargamento del conflitto in Medio Oriente
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Redazione Economia
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Si muove in territorio positivo, seppur con cautela, Piazza Affari nell’ultima seduta della settimana, tentando un recupero dopo i forti ribassi che avevano caratterizzato i giorni precedenti. L’indice Ftse Mib, intorno alle 9:15, segnava un progresso dello 0,46% attestandosi a 44.815 punti, un rialzo confermato anche dal FTSE Italia All Share, in crescita dello 0,42%. Performance positive si registravano anche per il FTSE Italia Mid Cap, in rialzo dello 0,56%, e per il FTSE Italia Star, che guadagnava lo 0,85%. Un'avvio in linea con le altre principali Borse europee, che cercano un fragile equilibrio dopo sette giorni di tensioni geopolitiche che hanno scosso i mercati globali.
Il rimbalzo tecnico di Milano, che vedeva nelle primissime fasi delle contrattazioni il Ftse Mib avanzare dello 0,3%, è trainato in particolare da quei titoli che avevano subito le perdite più pesanti nella seduta precedente. Società come Amplifon, in rialzo del 3,3%, e Nexi, con un +2,7%, cercano di recuperare terreno dopo i tonfi legati alla pubblicazione dei risultati trimestrali e alle prospettive future, giudicate non brillanti dagli analisti. Sostengono l'indice anche i titoli del settore della difesa, con Fincantieri in progresso del 2,4% e Leonardo del 2%, un comparto, quest'ultimo, che continua a godere di una rinnovata attenzione in questo contesto di crisi internazionale. Bene anche Cucinelli, Buzzi e Inwit, mentre le banche mostrano un andamento incerto, con Mps in lieve calo.
Il conflitto si estende: dagli attacchi nel Golfo alle tensioni con l'Azerbaigian
Il clima di incertezza che avvolge i listini è direttamente alimentato dall'evoluzione del quadro bellico in Medio Oriente, giunto al suo settimo giorno e caratterizzato da un pericoloso allargamento del fronte. Nelle ultime ore, l'Iran ha rivendicato azioni militari che vanno oltre lo scontro diretto con Israele, colpendo una petroliera battente bandiera statunitense nel Golfo Persico settentrionale, un attacco che ha provocato un incendio a bordo e che è stato accompagnato dal lancio di droni verso l'Azerbaigian. In particolare, nella regione di Nakhchivan, exclave azera confinante con l'Iran, i droni hanno causato danni all'aeroporto internazionale e ferito alcune persone, provocando una dura reazione da parte di Baku che ha convocato l'ambasciatore iraniano. Il presidente azero Ilham Aliyev ha definito l'attacco "sporco e codardo", arrivato nonostante Teheran avesse richiesto e ottenuto assistenza proprio da Baku per evacuare il proprio personale diplomatico dal Libano. Questa estensione del conflitto, con il blocco quasi totale del traffico navale nello Stretto di Hormuz e il coinvolgimento di alleati regionali, ha fatto schizzare verso l'alto i prezzi del greggio, acuendo i timori di una nuova fiammata inflazionistica.
Trump e il futuro dell'Iran: nessun ruolo per Mojtaba Khamenei
Sul fronte politico e strategico, le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aggiungono ulteriore complessità a uno scenario già incandescente. Trump ha rivendicato il diritto di essere coinvolto nella scelta del futuro leader iraniano, respingendo esplicitamente la candidatura di Mojtaba Khamenei, figlio della guida suprema uccisa all'inizio dell'escalation militare. Il presidente americano ha definito Mojtaba Khamenei una figura di scarso peso, dichiarando di non volere un successore che continui le politiche del padre e che possa riportare gli Stati Uniti in guerra nel giro di pochi anni. Da Washington filtra l'intenzione di "spazzare via" l'attuale struttura di potere iraniana, con l'obiettivo di garantirne la sicurezza futura, e si lavora per proteggere alcune figure ritenute potenziali candidati a un nuovo ruolo di governo, mentre viene esclusa al momento l'ipotesi di un'invasione di terra, considerata dal presidente una "perdita di tempo".
L'avanzata israeliana e la nuova fase della guerra
Sul terreno, la macchina da guerra israeliana prosegue la sua offensiva. Il Capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, Tenente Generale Eyal Zamir, ha annunciato l'inizio di una "nuova fase" del conflitto, incentrata sullo "smantellamento del regime iraniano" e sulla prosecuzione dell'avanzata delle truppe nel Libano meridionale per estendere la zona di controllo lungo il confine. I raid si concentrano su Teheran e sulle roccaforti di Hezbollah a Beirut, mentre Israele rivendica di aver distrutto una percentuale significativa dei sistemi di difesa aerea e dei lanciatori di missili balistici iraniani. Parallelamente, prosegue l'ondata di attacchi missilistici e di droni dall'Iran verso i paesi del Golfo, con Arabia Saudita e Kuwait che hanno attivato i propri sistemi di difesa per intercettare decine di ordigni, segno di come l'intera regione sia ormai coinvolta in una spirale bellica dai confini sempre più ampi e dagli esiti tutt'altro che prevedibili.




