Paupisi, l'ultimo addio a Elisa e Cosimo tra una folla silenziosa e il ricordo della figlia sopravvissuta
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Redazione Interno
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La chiesa di Santa Maria del Bosco, che ha accolto le bare di Elisa Polcino e di suo figlio Cosimo Ocone, non è riuscita a contenere la folla, accorsa per un estremo saluto a cui ha partecipato un intero paese, stretto attorno a chi, in queste ore, cerca una ragione dove non ve n'è alcuna. L'arcivescovo di Benevento, Felice Accrocca, celebrando i funerali, ha elevato una preghiera affinché "episodi del genere non si verifichino mai più", mentre il sindaco Salvatore Coletta, presente alla cerimonia, aveva già disposto il lutto cittadino, un gesto formale che riflette un dolore collettivo e profondo. Le salme, dopo che l'autorità giudiziaria ne ha autorizzato la restituzione a seguito dell'autopsia, sono state portate in chiesa dall'obitorio dell'ospedale di Benevento, segnando l'inizio di un commiato carico di una sofferenza resa ancora più acuta dalla consapevolezza di un'assenza, quella della figlia maggiore Antonia, ricoverata in condizioni serie.
Una tragedia che ha scosso il beneventano
La strage, che ha avuto luogo nella loro abitazione, è stata messa in atto da Salvatore Ocone, il marito e padre, il quale, utilizzando una pietra, ha ucciso la moglie e il figlio quindicenne, per poi ferire gravemente la secondogenita. L'uomo, un agricoltore di cinquantotto anni noto per essere affetto da problemi di natura psichica, ha compiuto un gesto che ha lasciato senza parole un'intera collettività, la quale ora si interroga, inevitabilmente, sulle dinamiche di un fatto così efferato. Le indagini delle forze dell'ordine, che proseguono per ricostruire con precisione ogni passaggio di quella tragica serata, devono ancora far piena luce sui moventi e sull'esatta successione degli eventi, sebbene l'ipotesi principale resti legata a un improvviso e violento raptus.
Il cordoglio che unisce un intero paese
Durante la cerimonia funebre, molti di quelli che hanno riempito la piazza e l'interno del luogo sacro hanno voluto portare con sé dei palloncini bianchi, rilasciandoli in cielo in un simbolico e commovente gesto di addio, mentre dalla chiesa uscivano le note di una canzone di Eros Ramazzotti, scelta per accompagnare il tragitto finale. Un'immagine, questa, di grande partecipazione, che ha mostrato come il legame di un paese possa trasformarsi in un abbraccio concreto per le famiglie colpite, le quali, oltre al lutto, devono ora sostenere il peso di una doppia assenza. Di tutto questo, qualcuno ha parlato; molto, invece, è rimasto non detto, affidato a uno sguardo o a una stretta di mano, in un silenzio che spesso è più eloquente di qualsiasi discorso.
Lo sguardo rivolto al futuro e a chi è rimasto
L'attenzione, adesso, è tutta concentrata sulle condizioni di salute di Antonia, la ragazza di diciassette anni che si trova ricoverata presso il reparto di terapia intensiva della Neuromed, in Molise, dove i medici combattono per la sua vita. La sua sopravvivenza, per quanto segnata da prognosi riservata, rappresenta un fragile filo di speranza in una vicenda che ha cancellato due esistenze in modo così brutale; su di lei, inevitabilmente, si riversano le preoccupazioni e le cure non solo dei sanitari, ma di tutti coloro che hanno conosciuto la famiglia. Il percorso di ricostruzione, sia fisica che interiore, per la giovane sarà lungo e complesso, un cammino che Paupisi, stando a quanto dimostrato in queste ore, sembra voler intraprendere al suo fianco.




