Il passo falso di De Martino tra le risate di Step e l'ombra lunga di Sanremo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La macchina del varietà di Stasera tutto è possibile, nonostante l'ingranaggio collaudato che continua a sfornare tormentoni e fuorionda ormai diventati il marchio di fabbrica del programma, nella sua ultima uscita su Rai 2 ha mostrato qualche inevitabile segno di cedimento, o forse sarebbe più corretto dire di assestamento. Il pubblico, quello che ha premiato la scorsa settimana la nuova edizione con oltre due milioni e trecentomila spettatori e uno share vicino al diciassette per cento, si trova ora di fronte a un conduttore, Stefano De Martino, la cui attenzione pare per la prima volta divisa su due fronti. Da un lato, la giostra napoletana di giochi e improvvisazioni che lo ha consacrato; dall'altro, il pensiero fisso, e ingombrante, di quel palco dell'Ariston che lo attende nel 2027 con la doppia veste di conduttore e direttore artistico, un annuncio fatto in diretta durante l'ultima finale di Sanremo da Carlo Conti e che ha pochi precedenti nella storia della televisione italiana. Se nella scorsa puntata la macchina sembrava aver ritrovato la sua spinta propulsiva, in questa, invece, si è avvertita una sorta di routine sospesa, come se l'urgenza di far ridere a tutti i costi avesse lasciato il posto a una gestione più compassata del caos, che è poi l'elemento che di questo show costituisce il vero cuore pulsante.

E mentre Brenda Lodigiani, trasformandosi in una perfetta Penny Johnson pronta a rivivere le coreografie di Dirty Dancing al fianco di un De Martino più scolastico che trascinante, ha comunque strappato la sufficienza, a emergere nelle pagelle della critica sono stati soprattutto i cosiddetti fuorionda, quelle clip di backstage che ormai valgono da sole il prezzo del biglietto e che hanno fatto segnare un plebiscitario nove in pagella. Perché se il gioco funziona, insomma, è proprio quando si abbandona la rigidità del copione per abbracciare la sana e improvvisata follia di Francesco Paolantoni o la complicità surreale del cast. In questo contesto, un Nek trasformato in fan scatenato o il ritorno di volti noti come Claudio Lauretta hanno contribuito a tenere alta la bandiera del puro intrattenimento, quello che non si prende troppo sul serio e che anzi, proprio nella sua capacità di autoironia, trova la sua ragion d'essere più autentica.

La strana serata di un conduttore ormai proiettato altrove

Eppure, nonostante questi picchi di genuina comicità, la sensazione diffusa tra chi segue con affezione la trasmissione è che il meccanismo abbia perso un少许 di quello smalto che nelle scorse edizioni lo rendeva un appuntamento imperdibile per gli amanti del genere. La sensazione è che il timoniere, quel De Martino capace di tenere le redini del varietà con la sicurezza di chi ha imparato a destreggiarsi tra una battuta e l'altra, appaia talvolta quasi sacrificato, per usare un'aggettivazione che ricorre nelle cronache, sull'altare di una conduzione che cerca di bilanciare l'irriverenza del programma con la nuova, pesante, aura di uomo-immagine della Rai che gli è piovuta addosso dopo la nomina. Non si tratta di una flessione grave, intendiamoci, ma di quelle piccole crepe che si notano solo quando si conosce a memoria la solidità del manufatto. L'occhio, per il telespettatore medio, è attratto dai duetti con Biagio Izzo, che pure nella puntata ha detto il suo addio momentaneo al format, ma la mente del pubblico più attento non può fare a meno di andare a quel contratto pluriennale che lega De Martino a viale Mazzini, un accordo da oltre due milioni di euro annui che, come svelato dal Corriere della Sera, conteneva una chiara opzione Festival, una clausola che lo designava già da tempo come il naturale successore di Conti alla guida della kermesse canora.

Tra i giochi di Step e la costruzione della squadra per l'Ariston

Mentre in scena si susseguono le gag e i siparietti, nell'ombra, e spesso anche un po' alla luce del sole, si sta già lavorando alla costruzione della cosiddetta galassia di De Martino per Sanremo 2027. Il conduttore, consapevole del salto di qualità che lo attende, sta gettando le basi per quella che sarà la sua squadra, pescando a piene mani proprio dal bacino di collaboratori e amici che lo hanno affiancato in questi anni a Stasera tutto è possibile e a Made in Sud. Il nome di Francesco Paolantoni, ad esempio, così come quello di Peppe Iodice e Giovanni Esposito, circola con insistenza come possibile presenza fissa sul palco dell'Ariston, per portare quella verve comica napoletana che tanto piace al pubblico. E poi c'è la questione della direzione musicale, affidata al manager Fabrizio Ferraguzzo, già al lavoro con i Måneskin, per sollevare De Martino dal peso della scelta dei brani in gara e permettergli di concentrarsi sulla regia televisiva e sullo spettacolo. Un lavorio incessante che, inevitabilmente, finisce per riverberarsi anche sulla conduzione del comedy show del martedì sera, rendendo ogni puntata non solo un momento di intrattenimento, ma anche una sorta di laboratorio a cielo aperto per testare volti e meccanismi in vista della grande scadenza del 2027.

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