Il Muos di Niscemi e il conflitto in Iran: il nodo delle comunicazioni satellitari nella crisi mediorientale
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Redazione Interno
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Nel cuore della Sicilia, a pochi chilometri da Niscemi, in provincia di Caltanissetta, una delle installazioni militari più strategiche d’Europa è tornata al centro dell’attenzione dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Si tratta del Muos, acronimo di Mobile User Objective System, il sistema di comunicazioni satellitari della Marina militare statunitense che garantisce alle forze armate americane l’operatività nel Mediterraneo e in Medio Oriente. L’impianto, dichiarato pienamente operativo nel 2019, rappresenta uno dei quattro nodi terrestri globali del sistema insieme a quelli situati in Virginia, Hawaii e Australia, e la sua posizione geografica – spiegano gli analisti militari – è tutt’altro che casuale: da Niscemi si raggiunge in tempo reale l’intero arco di crisi che va dal Nordafrica al Golfo Persico.
Il sistema nervoso delle operazioni militari
Il Muos non è un semplice ripetitore radio, bensì il sistema nervoso attraverso cui transitano le comunicazioni tattiche e strategiche delle forze armate statunitensi. Progettato e costruito da Lockheed Martin, il sistema adatta l’architettura delle reti cellulari commerciali di terza generazione a un contesto militare, utilizzando satelliti geostazionari al posto delle tradizionali torri cellulari terrestri. Sul campo d’antenna della base di Niscemi, ospitata all’interno della Naval Radio Transmitter Facility, si trovano tre gigantesche antenne paraboliche che costituiscono il cuore fisico del nodo terrestre: trasmettono e ricevono dati dai satelliti in orbita, smistando le comunicazioni verso i terminali mobili dislocati su navi, sottomarini, aerei e droni americani in tutto il mondo. Il sistema garantisce comunicazioni voce e dati ad alta velocità a oltre diciottomila terminali militari mobili, collegando in rete centri di comando e controllo, droni Global Hawk e MQ-9 Reaper, sottomarini nucleari e missili Cruise.
Il nodo politico-giuridico sollevato dalla crisi iraniana, va detto, è particolarmente complesso. Formalmente le installazioni americane in Italia mantengono un comandante italiano che esercita la sovranità nazionale e funge da ufficiale di collegamento con la Difesa italiana, ma strutture come il Muos – osservano gli esperti – sono ingranaggi di una macchina militare globale americana che opera secondo logiche strategiche decise a Washington. Il funzionamento del Muos è per sua natura continuo e sistemico: a differenza di una pista di decollo o di un porto, non può essere spento o sospeso per le operazioni in un determinato teatro. Se i droni decollano da Sigonella per sorvolare il Golfo Persico, se i sottomarini nucleari americani nel Mediterraneo orientale ricevono ordini operativi, se gli aerei spia P-8A Poseidon trasmettono dati di sorveglianza – ed effettivamente un P-8A era decollato verso il Mediterraneo orientale già nelle prime ore dell’attacco di sabato scorso – tutto questo transita, almeno in parte, attraverso la rete Muos.
Il dibattito parlamentare e gli accordi bilaterali
Il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuto alla Camera dopo le comunicazioni del governo sulla crisi in Iran, ha sottolineato che l’utilizzo delle basi americane in Italia avviene in base a tre accordi quadro: il Nato Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995. Il ministro ha precisato che nessuna richiesta formale per operazioni cinetiche è stata avanzata dagli Stati Uniti, distinguendo tra le ordinarie attività logistiche – che non richiedono autorizzazioni specifiche – e le operazioni belliche vere e proprie, per le quali sarebbe necessario un passaggio parlamentare. Nel corso del dibattito parlamentare, e qui sta un passaggio significativo, Crosetto ha definito l’attacco contro Teheran “al di fuori delle regole del diritto internazionale”, una posizione espressa solamente sei giorni dopo lo scoppio del conflitto che ha sollevato più di una reazione tra i banchi dell’opposizione.
La premier Giorgia Meloni, intervenuta a Rtl 102.5, ha spiegato che in Italia esistono basi militari concesse all’utilizzo americano in virtù di accordi che risalgono al 1954, regolarmente aggiornati nel corso dei decenni. Secondo quegli accordi – ha proseguito la presidente del Consiglio – esistono autorizzazioni tecniche per la logistica e le cosiddette operazioni non cinetiche, mentre per richieste d’uso delle basi italiane per operazioni offensive la competenza sarebbe del governo, ma in quel caso, ha aggiunto, “dovremmo deciderlo insieme al Parlamento”. Il governo ha comunque annunciato che condividerà con le Camere eventuali decisioni sulla concessione delle basi, e nella risoluzione di maggioranza approvata a Montecitorio si conferma il rispetto del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti per l’utilizzo delle installazioni militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi.
L’intensificazione delle attività e le richieste di chiarimento
Nel frattempo, il livello di allerta delle basi Nato di Aviano e Sigonella è stato portato a “Bravo”, corrispondente al Defcon 3 americano, ovvero una capacità di mobilitazione operativa entro quindici minuti. A Sigonella si registra un’intensificazione del traffico di aerei cargo militari, droni in volo verso il Golfo Persico e decolli di P-8A Poseidon verso il Mediterraneo orientale. Il Dipartimento della pubblica sicurezza, va ricordato, ha disposto un aumento della sorveglianza attorno a tutte le installazioni americane in Italia in risposta all’escalation del rischio terroristico.
I capigruppo M5S delle commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera, Alessandra Maiorino, Francesco Silvestri e Arnaldo Lomuti, hanno chiesto al ministro Crosetto di chiarire queste circostanze, sostenendo che la base di Sigonella e la stazione Muos di Niscemi sono già coinvolte nella guerra contro l’Iran. Il centro di comunicazione satellitare Muos – hanno dichiarato – è per definizione coinvolto nelle operazioni militari Usa in Iran, e il governo dovrebbe spiegare agli italiani qual è il reale grado di coinvolgimento delle basi e strutture militari su territorio italiano e quali rischi questa situazione comporta per il Paese. All’Assemblea regionale siciliana, intanto, i deputati del Movimento 5 Stelle hanno abbandonato l’Aula per protestare contro l’ordine dei lavori, giudicato distante dalle preoccupazioni reali dei cittadini: “Spirano venti di guerra pure in Sicilia e non sappiamo che ruolo avranno le basi militari dell’isola”, hanno affermato, chiedendo al presidente della Regione Renato Schifani di riferire ufficialmente all’Ars.
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Description: Il sistema satellitare Muos di Niscemi al centro della crisi tra USA e Iran. Attività intensificate a Sigonella e dibattito parlamentare sull'uso delle basi militari in Italia.




