Petrolio in Venezuela, Eni e le big più vicine agli accordi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Gli accordi sul petrolio in Venezuela che coinvolgono Eni, Chevron, GE Vernova, l’indiana ONGC e la colombiana GeoPark sarebbero ormai più vicini alla firma dopo mesi di negoziati sui progetti energetici nel Paese. Secondo fonti vicine alla vicenda, le intese definitive potrebbero essere siglate già nel corso di questa settimana, segnando un passaggio importante nel percorso avviato per rilanciare il settore energetico venezuelano. Tra i gruppi interessati figura quindi anche Eni, indicata insieme ad alcune delle principali compagnie internazionali impegnate nelle trattative con Caracas. Il possibile arrivo delle firme si inserisce inoltre in una fase caratterizzata da nuovi accordi sul petrolio venezuelano e da un più ampio riassetto dei rapporti con gli Stati Uniti.

Gli accordi sul petrolio del Venezuela e le compagnie coinvolte

Le trattative che riguardano Eni e gli altri gruppi citati proseguono da mesi e, secondo le informazioni disponibili, sarebbero arrivate alla fase conclusiva. Oltre al gruppo italiano, nell’operazione compaiono l’americana Chevron e GE Vernova, l’indiana ONGC e la colombiana GeoPark. L’obiettivo indicato nelle informazioni fornite è il rilancio del settore energetico del Venezuela attraverso accordi definitivi con Caracas, dopo un lungo periodo di negoziati. Per Eni si tratterebbe di un nuovo passaggio della propria attività nell’area, dopo il rilancio indicato anche in Uruguay, mentre il Venezuela torna al centro dell’attenzione per il peso delle sue riserve petrolifere e per le intese in corso con operatori internazionali.

La firma potrebbe arrivare già durante questa settimana, anche se le informazioni disponibili parlano ancora di accordi in procinto di essere conclusi e non di intese definitive già formalizzate. Le indiscrezioni descrivono quindi una fase molto avanzata delle trattative, nella quale le compagnie coinvolte sarebbero vicine al punto di arrivo dopo mesi di confronto. Il nuovo scenario riguarda direttamente il petrolio venezuelano e la possibilità di riattivare o sviluppare progetti energetici con la partecipazione di grandi gruppi stranieri. La presenza contemporanea di aziende provenienti da Italia, Stati Uniti, India e Colombia mostra inoltre come i negoziati interessino operatori con profili e provenienze differenti, tutti indicati tra i soggetti coinvolti nel possibile accordo con Caracas.

L’intesa tra Caracas e Washington sui giacimenti venezuelani

Il possibile accordo delle compagnie petrolifere si accompagna a una più ampia intesa tra Caracas e Washington annunciata la scorsa settimana. In base alle informazioni riportate, gli Stati Uniti si sono assicurati una partecipazione in 17 giacimenti petroliferi venezuelani, collegati a circa 64 miliardi di barili di riserve accertate. Questa quantità viene indicata come pari a circa un quinto delle riserve complessive di greggio del Venezuela. L’accordo tra il governo venezuelano e gli Stati Uniti rappresenta quindi un elemento centrale del nuovo quadro energetico, perché riguarda direttamente una quota consistente delle risorse petrolifere nazionali e si colloca nello stesso contesto in cui Eni, Chevron, GE Vernova, ONGC e GeoPark si avvicinano alla conclusione delle rispettive trattative.

L’intesa con Washington ha però provocato anche forti contestazioni, secondo quanto riportato nell’input, per la quota di riserve coinvolta e per le modalità con cui l’accordo sarebbe stato definito. Nel materiale fornito vengono richiamate accuse legate alla mancanza di trasparenza, a una presunta violazione costituzionale e a benefici considerati sproporzionati a favore di interessi privati statunitensi. Il passaggio relativo ai 17 giacimenti e ai 64 miliardi di barili costituisce quindi uno dei punti più delicati della vicenda, mentre parallelamente avanzano i negoziati con le grandi compagnie petrolifere. Sullo sfondo resta il valore strategico delle riserve del Venezuela, che torna a essere il nodo centrale delle nuove intese energetiche e delle reazioni che queste hanno generato.

Il nuovo scenario energetico dopo mesi di trattative

Le indiscrezioni sulla possibile firma degli accordi arrivano al termine di mesi di trattative e vengono collegate, nelle informazioni fornite, anche agli sviluppi politici che hanno interessato il Venezuela. Il materiale cita il blitz militare del 3 gennaio con cui le forze speciali americane avrebbero prelevato e arrestato Nicolas Maduro, indicato come ormai ex presidente venezuelano, presentando quell’episodio come il passaggio che avrebbe aperto la strada ai negoziati successivi. È all’interno di questo contesto che le compagnie internazionali sarebbero arrivate ora alla fase finale delle intese con Caracas. La possibile firma di Eni, Chevron, GE Vernova, ONGC e GeoPark si affianca dunque all’accordo più ampio con gli Stati Uniti e concentra nuovamente l’attenzione sui progetti energetici e sulle riserve petrolifere venezuelane.

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