Petrolio in Venezuela, Eni e Chevron più vicine agli accordi
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Redazione Economia
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Gli accordi sul petrolio in Venezuela che coinvolgono Eni, Chevron, GE Vernova, l’indiana ONGC e la colombiana GeoPark sarebbero ormai più vicini alla firma dopo mesi di negoziati. Secondo fonti vicine alla vicenda, le intese definitive potrebbero essere siglate già nel corso di questa settimana, segnando un nuovo passaggio nei rapporti tra le grandi società energetiche e Caracas. Le trattative hanno coinvolto anche il governo venezuelano e la compagnia petrolifera di Stato Pdvsa, mentre le aziende si preparano a mettere nero su bianco i rispettivi impegni nel settore petrolifero del Paese.
Eni, Chevron e le altre società verso gli accordi in Venezuela
Tra i gruppi indicati figurano l’italiana Eni e l’americana Chevron, insieme a GE Vernova, ONGC e GeoPark. Le società sarebbero in procinto di concludere accordi finali dopo un confronto durato mesi, con l’obiettivo di investire nel settore petrolifero venezuelano. Quattro fonti citate da Reuters hanno riferito che la firma potrebbe arrivare in settimana, confermando così l’avanzamento delle trattative. Nel caso di Eni e Chevron, i negoziati hanno riguardato direttamente il governo e Pdvsa, in un contesto caratterizzato da grandi riserve di greggio ma anche da decenni di mancati ammodernamenti del comparto energetico.
Le intese delle compagnie restano distinte dal più ampio accordo raggiunto tra Washington e Caracas, annunciato la scorsa settimana. Il patto tra Stati Uniti e Venezuela prevede una partecipazione statunitense in 17 giacimenti petroliferi, che comprendono circa 64 miliardi di barili di riserve accertate. La quantità indicata corrisponde a circa un quinto delle riserve complessive di greggio venezuelane. L’avvicinamento alla firma da parte di Eni, Chevron e delle altre società arriva quindi mentre il settore petrolifero del Paese è al centro di un nuovo assetto di accordi, sviluppati però attraverso percorsi negoziali separati.
L’intesa tra Caracas e Washington sulle riserve petrolifere
L’accordo tra Caracas e Washington ha attirato attenzione anche per la dimensione delle riserve coinvolte e per le reazioni suscitate. Delcy Rodríguez, presidente ad interim, ha difeso l’intesa con gli Stati Uniti descrivendola come l’inizio di una nuova età dell’oro per il Venezuela e come un passaggio capace di permettere al Paese di esprimere finalmente tutto il proprio potenziale. La posizione arriva in un quadro segnato anche da critiche all’accordo, definito in termini di “neocolonialismo”, mentre il Wall Street Journal ha accostato il deal di Donald Trump a una scena di “Il Padrino Parte II”.
Il possibile arrivo delle firme con Eni, Chevron, GE Vernova, ONGC e GeoPark rappresenta dunque un passaggio parallelo rispetto all’accordo politico ed energetico tra Stati Uniti e Venezuela. Le compagnie coinvolte avrebbero già superato mesi di trattative e si troverebbero ora nella fase conclusiva del confronto, con la possibilità di formalizzare gli accordi nel giro di pochi giorni. Al centro resta il settore petrolifero venezuelano, descritto come particolarmente promettente per la quantità delle riserve disponibili, ma allo stesso tempo segnato da una lunga fase senza gli ammodernamenti necessari.
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