Venezuela, l’accordo storico con gli Usa apre le porte a Chevron ed Eni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Assemblea nazionale del Venezuela ha approvato martedì un accordo che affida agli Stati Uniti il controllo di circa un quinto delle riserve petrolifere del Paese, una mossa che consolida l’influenza di Washington su un governo che ha contribuito a insediare dopo la destituzione del presidente Nicolás Maduro, avvenuta a gennaio.

L’intesa, che garantisce un accesso preferenziale a 17 giacimenti, è stata difesa dai funzionari statunitensi come strumento per ridurre il prezzo del petrolio per gli americani e contrastare l’influenza russa e cinese nella regione, mentre a Caracas si registravano le prime voci critiche tra i deputati dell’opposizione, che hanno chiesto di esaminare le clausole prima di procedere.

Il ruolo di Chevron e l’espansione nell’Orinoco

Proprio in questo scenario si inserisce l’annuncio del colosso petrolifero statunitense Chevron, che ha siglato un accordo da 7 miliardi di dollari per lo sviluppo di due ulteriori giacimenti nella cintura dell’Orinoco, con l’obiettivo di più che raddoppiare la produzione entro i prossimi cinque anni. La joint venture Petroindependencia, di cui Chevron detiene una partecipazione del 49%, porterà la produzione a circa 600.000 barili al giorno, sviluppando due nuovi siti vicini a quelli esistenti, e l’amministratore delegato Mike Wirth ha sottolineato come il profondo potenziale di risorse del Paese possa tradursi in decenni di ulteriori investimenti.

Eni operatore esclusivo del super giacimento Junín-5

In parallelo, l’italiana Eni ha compiuto un passo decisivo firmando a Caracas un contratto strategico con la compagnia di Stato Pdvsa per assumere il ruolo di operatore esclusivo dello sviluppo del super giacimento a olio pesante Junín-5, situato nella Faja dell’Orinoco.

L’intesa, della durata di 25 anni con possibilità di estensione, attribuisce al gruppo guidato da Claudio Descalzi la piena responsabilità della gestione tecnica, finanziaria e commerciale di un campo che contiene 35 miliardi di barili in posto certificati e che attualmente produce circa 12 mila barili al giorno, con l’obiettivo di raggiungere i 400mila barili al giorno entro la fine del decennio.

La firma, avvenuta alla presenza della presidente incaricata Delcy Rodriguez e del Segretario all’Energia americano Chris Wright, rappresenta il completamento del percorso avviato ad aprile e segna il passaggio dal vecchio modello di impresa mista al nuovo regime contrattuale introdotto dalla riforma della Legge Organica degli Idrocarburi.

I dettagli dell’accordo tra Washington e Caracas

Secondo quanto emerso, l’accordo quadro tra Stati Uniti e Venezuela prevede che Washington entri in una joint venture con un’azienda privata, creando di fatto un nuovo colosso petrolifero che deterrà contratti di lunga durata sui giacimenti, con l’obiettivo dichiarato di incrementare le riserve e attrarre investimenti privati per quasi cento miliardi di dollari.

La società coinvolta è North American Blue Energy Partners (NABEP), controllata dall’imprenditore venezuelano Alejandro Betancourt, alla quale il governo statunitense ha acquisito una partecipazione del 35% attraverso l’Ufficio per il Capitale Strategico del Dipartimento della Guerra, ottenendo anche il diritto di acquistare al costo di produzione il 20% del greggio estratto.

La maggior parte dei giacimenti inclusi nell’intesa era in precedenza gestita da società russe e cinesi, un aspetto che la Casa Bianca ha presentato come una riaffermazione della Dottrina Monroe, mentre restano aperti alcuni interrogativi sulla trasparenza dell’operazione e sul ruolo di Betancourt, che in passato è stato oggetto di indagini per riciclaggio.

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