Venezuela, Chevron ed Eni accelerano sul petrolio dell’Orinoco

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il petrolio in Venezuela torna al centro dei piani industriali di Chevron ed Eni, con nuovi accordi e investimenti concentrati nella Faja dell’Orinoco. Il gruppo petrolifero americano Chevron ha annunciato di aver ottenuto nuovi giacimenti nella regione mineraria dell’Orinoco e prevede di più che raddoppiare la produzione nel Paese rispetto al livello del 2026. Parallelamente Eni ha raggiunto un accordo strategico con la compagnia di Stato Pdvsa per assumere la gestione esclusiva del giacimento onshore Junín-5, una delle grandi risorse petrolifere venezuelane. Le operazioni indicate delineano quindi un nuovo impulso agli investimenti nel settore energetico del Venezuela, sostenuto dalle immense riserve di petrolio presenti nel territorio.

Chevron punta a 600 mila barili al giorno con Petroindependencia

Nel piano annunciato da Chevron un ruolo centrale è affidato a Petroindependencia, società nella quale il gruppo americano detiene una partecipazione del 49%. Secondo il comunicato, Petroindependencia intende investire oltre 7 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni con l’obiettivo di arrivare a produrre circa 600.000 barili di petrolio al giorno. Il progetto riguarda nuovi giacimenti petroliferi ottenuti nella regione dell’Orinoco e accompagna la previsione di una produzione venezuelana più che doppia rispetto ai livelli del 2026. L’operazione si inserisce in una fase nella quale il petrolio torna a occupare una posizione centrale nei rapporti tra Stati Uniti e Venezuela, attraverso accordi industriali che prevedono investimenti per decine di miliardi di dollari.

Le intese annunciate aprono inoltre alle società americane una quota significativa delle enormi riserve venezuelane, mentre Caracas punta a rilanciare un settore petrolifero indebolito da anni di sottoinvestimenti. Il Venezuela dispone infatti di risorse di grande dimensione e la nuova fase descritta dagli accordi mette nuovamente al centro la capacità produttiva del Paese. Per Chevron, l’espansione prevista passa dalla disponibilità di nuovi giacimenti e da un programma di investimenti pluriennale, con un obiettivo produttivo espresso in centinaia di migliaia di barili al giorno. La dimensione dei progetti annunciati mostra quanto la Faja dell’Orinoco sia diventata il punto principale delle nuove iniziative industriali legate al greggio venezuelano.

Eni avrà per 25 anni la gestione esclusiva di Junín-5

Anche Eni rafforza la propria presenza nel petrolio in Venezuela attraverso un accordo strategico firmato a Caracas con Pdvsa. Il gruppo guidato dal ceo Claudio Descalzi avrà per 25 anni la gestione esclusiva dello sviluppo del super giacimento a olio pesante Junín-5, situato nella Faja dell’Orinoco e precedentemente condiviso con il gruppo energetico nazionale venezuelano. Con il nuovo contratto Eni assume quindi il ruolo di operatore esclusivo del giacimento. Junín-5 viene indicato come un deposito super giant con riserve valutate in 35 miliardi di barili, una dimensione che rende l’accordo uno dei passaggi più rilevanti tra quelli annunciati sul fronte energetico venezuelano.

La produzione attuale di Junín-5 è indicata in appena 12 mila barili al giorno, ma la nuova fase di sviluppo punta a portarla fino a 400 mila barili quotidiani entro il 2030. Per raggiungere questo livello sono previsti investimenti pari a 1,5 miliardi di dollari l’anno. Il progetto unisce quindi una lunga durata operativa, fissata in 25 anni, a un programma che mira ad ampliare in modo consistente l’estrazione da un giacimento già caratterizzato da riserve molto elevate. L’avanzamento di Eni nell’Orinoco si affianca così ai programmi di Chevron, con due grandi gruppi internazionali impegnati nello stesso territorio petrolifero ma attraverso strutture societarie, investimenti e obiettivi produttivi distinti.

Gli investimenti riportano l’Orinoco al centro delle forniture

I nuovi accordi collocano la Faja dell’Orinoco al centro di una fase di rilancio degli investimenti petroliferi venezuelani. Da una parte Chevron, attraverso Petroindependencia, prevede oltre 7 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni e una produzione di circa 600.000 barili al giorno; dall’altra Eni assume la gestione esclusiva di Junín-5 e programma investimenti annuali per 1,5 miliardi di dollari con l’obiettivo di raggiungere 400 mila barili quotidiani entro il 2030. Le operazioni arrivano mentre il petrolio torna a pesare nei rapporti tra Washington e Caracas e mentre il governo venezuelano punta a rilanciare un comparto frenato da anni di sottoinvestimenti, mettendo nuovamente a disposizione delle compagnie internazionali una parte delle grandi riserve presenti nel Paese.

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