Roma, firmato il rogito per i primi 336 alloggi Enasarco destinati all'edilizia pubblica
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Redazione Interno
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Roma compie un passo concreto, sottoscritto nero su bianco davanti a un notaio, per provare a colmare il divario storico tra domanda e offerta di alloggi popolari. Con la firma del rogito, infatti, il Comune ha acquisito ufficialmente la prima tranche di 336 immobili dalla Fondazione Enasarco, l'ente di previdenza degli agenti di commercio, avviando un'operazione di più ampio respiro che, una volta completata, porterà in dote all'amministrazione capitolina un totale di 1.040 appartamenti. Un'operazione dal valore complessivo di circa 53 milioni di euro per la sola prima parte, la quale sancisce il definitivo passaggio di proprietà, rendendo gli alloggi immediatamente disponibili per le assegnazioni.
Un patrimonio immobiliare che diventa pubblico
Gli appartamenti, che fino a ieri rientravano nel patrimonio della fondazione, diventano ora a tutti gli effetti parte del patrimonio pubblico di Roma Capitale, destinati a incrementare in maniera significativa il già esistente ma spesso insufficiente parco di edilizia residenziale pubblica. L'atto, firmato dal Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio e le Politiche Abitative, segna un punto di non ritorno in un percorso annunciato nelle scorse settimane e che punta a superare la soglia complessiva dei 1.500 alloggi da mettere a bando. Una parte di quelli che molti continuano a chiamare, con termine ormai entrato nel lessico comune, "case popolari", si prepara dunque ad accogliere nuove famiglie, selezionate in base alle graduatorie che da anni attendono una soluzione.
La strategia per far scorrere le graduatorie
L'obiettivo dichiarato dell'amministrazione guidata dal sindaco Roberto Gualtieri è proprio quello di "far scorrere" quelle liste d'attesa, lunghe e spesso bloccate, cercando di dare una risposta a quanti, in possesso di tutti i requisiti, non hanno mai ottenuto un'assegnazione. L'acquisto massiccio da Enasarco rappresenta una delle leve principali su cui si sta cercando di agire, considerando che nei primi mesi del prossimo anno dovrebbero essere perfezionate le compravendite per i restanti immobili inclusi nell'accordo. Si tratta di un intervento che, almeno sulla carta, sembra voler bypassare le lungaggini della realizzazione ex-novo degli alloggi, optando per l'acquisizione di un patrimonio già esistente e quindi potenzialmente più rapido da rendere fruibile.
Il contesto di un'emergenza abitativa persistente
L'operazione si inserisce in un contesto cittadino dove l'emergenza casa rimane una delle questioni sociali più acute e dibattute, spesso finita anche al centro di cronache giudiziarie che vedono coinvolti, in casi diversi, sia inquilini irregolari che gestioni opache del patrimonio. Senza scendere in dettagli che esulano dall'atto positivo di oggi, è evidente come ogni aggiunta al patrimonio pubblico rappresenti un tentativo di normalizzare una situazione complessa. La firma del rogito, quindi, non è che il primo step tecnico di un processo che ora dovrà dimostrare la sua efficacia nella effettiva e celere assegnazione delle chiavi, trasformando gli immobili da semplici unità catastali in reali abitazioni per chi ne ha diritto.




