Ridateci Laura Pausini, il silenzio della co-conduttrice che disorienta il pubblico dell'Ariston
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un filo di inquietudine, per chi quella voce la conosce e la segue da trent’anni, nel vederla così trattenuta, quasi assente, nonostante i riflettori siano tutti puntati su di lei. Laura Pausini, l’artista romagnola che nel 1993, appena diciottenne, calcò per la prima volta il palco del Teatro Ariston lanciando La solitudine, è tornata all’amato Festival che l’ha consacrata, ma lo ha fatto in una veste che lascia spiazzati. Affianca Carlo Conti nella conduzione di tutte e cinque le serate di questa settantaseiesima edizione, eppure, al netto dei cambi d’abito e delle entrate in scena, la sensazione diffusa tra i fan è che manchi qualcosa, o meglio, che manchi lei: quella spontaneità, quell’esuberanza che l’ha sempre resa un’interprete capace di riempire gli stadi e i palazzetti di emozione vera -6. Ci si sarebbe aspettati, forse, che portasse sullo storico palco la stessa energia travolgente che sprigiona nei concerti o la complicità mostrata anni fa con l’amica Paola Cortellesi su Rai 1, ma al momento la sua presenza appare misurata, quasi defilata, con interventi parlati ridotti all’osso che lasciano perplessi.
Il trionfo silenzioso di una voce che si affida agli abiti e ai look
La Pausini, d’altronde, non è nuova a trasformazioni fisiche e mediatiche: solo nei mesi scorsi aveva raccontato, attraverso i social e interviste rilasciate a settimanali come Sorrisi e Canzoni, di aver intrapreso un percorso benessere che l’ha portata a perdere venti chili in un anno, seguendo una dieta studiata con un dietologo e un’attività fisica costante, sottolineando con forza di non aver fatto ricorso a punture o metodi veloci dimagranti -5-10. Una scelta di salute e di serenità personale, aveva spiegato, che l’ha resa ancor più sotto i riflettori anche per l’immagine smagliante sfoggiata durante la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina, quando aveva cantato l’Inno di Mameli indossando un abito firmato Giorgio Armani -5. Il legame con lo stilista, del resto, è profondo e risale agli inizi della carriera: lo stesso Armani, come ebbe modo di raccontare lei stessa in passato, credette in lei quando ancora indossava la taglia 44, all’epoca considerata fuori dai canoni consueti, e da allora non l’ha mai abbandonata, vestendola nei momenti più importanti della sua vita professionale -2.
Durante le serate del Festival, la conduttrice ha sfoggiato creazioni che alternano la firma di Re Giorgio a quella di Alberta Ferretti, passando dal velluto nero della prima sera a look più audaci e strutturati -2. Proprio nella terza puntata, accanto alla modella Irina Shayk, che ha rubato la scena con abiti vintage Givenchy da odalisca dark, la Pausini ha indossato un abito scenografico di Alberta Ferretti con corpetto di velluto e una gonna esplosiva di piume bianche, un omaggio allo stile da diva d’altri tempi che è valso voti alti nelle pagelle di moda -3-8. Eppure, anche in quei frangenti, nonostante il look da cigno nero e i capelli raccolti con un semplice nastro che ne esaltavano l’eleganza senza sforzo, il suo ruolo è rimasto confinato a poche battute di circostanza, lasciando che fossero i vestiti a parlare per lei, mentre il pubblico si chiedeva perché non sfruttasse appieno quel carisma che l’ha resa celebre nel mondo -3.
La scelta registica che la vuole in disparte mentre i big si esibiscono
L’impressione, seguendo il flusso delle serate, è che la conduzione della Pausini sia stata volutamente ridimensionata dalla regia o forse da una sua personale scelta di discrezione, magari dettata dalla volontà di non rubare la scena ai giovani cantanti in gara o dal desiderio di gestire con calma il ritorno al Festival in un ruolo diverso, quello di chi accoglie e presenta, non di chi gareggia. I momenti clou in cui è stata protagonista assoluta si contano sulle dita di una mano: l’apertura in musica della quarta serata, quando ha attraversato il carpet intonando un medley dei suoi successi come Ritorno ad amare e Io canto, è stata una delle poche occasioni in cui la sua presenza è diventata tangibile -4. Per il resto, la si è vista interagire con i co-conduttori occasionali – da Can Yaman nella prima serata a Bianca Balti, reduce dal successo dell’edizione precedente e tornata per la serata cover – ma sempre con un fare dimesso, quasi timoroso di occupare troppo spazio -9-4.
Anche nei confronti degli ospiti internazionali e dei superospiti come Tiziano Ferro, che ha celebrato i venticinque anni di carriera, o Eros Ramazzotti e Alicia Keys, la sua partecipazione si è limitata a brevi presentazioni, senza quel calore e quella profondità che si addicono a un’artista della sua caratura -9-3. I telespettatori, abituati a vederla interagire con ironia e trasporto quando incontra colleghi e amici, non hanno potuto fare a meno di notare la distanza emotiva che separa la Laura Pausini vista finora sul palco dell’Ariston da quella che, ad esempio, duettava idealmente con le note di Io sì (Seen), brano vincitore del Golden Globe. La macchina televisiva sembra averla imbrigliata in un ruolo di rappresentanza, più che di anima dello spettacolo.
Il racconto social del benessere e la nuova immagine forse troppo composta
A pesare, probabilmente, è anche l’attenzione mediatica che si è concentrata sul suo cambiamento fisico e sul regime alimentare ferreo che l’ha portata a rimettersi in forma, con dichiarazioni pubbliche in cui ha sempre invitato le donne a non fidarsi di rimedi miracolosi e a rivolgersi a specialisti -5. In un’intervista rilasciata al settimanale Sette, aveva persino scherzato sull’importanza di eliminare le persone false oltre che i carboidrati per condurre una vita sana, ma quella grinta ironica e tagliente non è ancora apparsa sul palco dell’Ariston -10. Il pubblico, forse, sperava di ritrovare la ragazza che amava la piadina romagnola e che non nascondeva i suoi peccati di gola, come la carbonara o i bomboloni alla crema, e si ritrova invece a osservare una conduttrice algida, perfetta nei suoi abiti di alta moda, ma lontana anni luce da quell’immagine spontanea che aveva conquistato il Festival nel lontano 1993 -5.
C’è chi si chiede se questo contegno sia il frutto di una strategia di marketing per veicolare una nuova immagine più matura e internazionale, o se invece non nasconda un disagio più profondo nel ricoprire un ruolo che richiede tempi comici e capacità di improvvisazione diverse da quelle richieste per riempire uno stadio di fans in delirio. La macchina sanremese, d’altronde, è spietata e divora i conduttori se non sanno dosare i tempi della televisione generalista, e forse la Pausini, abituata al contatto diretto con il suo pubblico pagante, sta ancora cercando la chiave giusta per entrare in sintonia con i cinquanta milioni di telespettatori che la guardano da casa, preferendo per il momento lasciare la scena alla musica e ai concorrenti.
L’assenza di duetti e la scelta di non cantare se non in rare occasioni
Un altro elemento che ha alimentato il malcontento tra gli appassionati è la scarsità di momenti canori affidati alla co-conduttrice. Se si eccettua l’apertura della quarta serata, Laura Pausini non ha praticamente cantato, se non in brevi frammenti o in sottofondo durante i siparietti, suscitando un moto di stupore in chi si aspettava di ascoltare la sua voce in duetti improvvisati o in omaggi ad altri artisti -4. La sensazione è che si sia voluto risparmiare l’artista per non banalizzare la sua presenza o per non sovrapporsi ai big in gara, ma il risultato è che la sua partecipazione rischia di passare alla storia come una delle più anonime tra quelle delle grandi cantanti italiane salite all’Ariston in veste di conduttrici.
Persino il racconto del suo percorso di benessere, che avrebbe potuto essere uno spunto interessante per parlare di salute e accettazione di sé a un pubblico vasto e variegato, è stato liquidato in poche battute frettolose, senza approfondire quel messaggio di positività e di cura del proprio che aveva invece appassionato i suoi follower sui social -5. Eppure, quando lo scorso anno era stata usata la sua immagine a sua insaputa per sponsorizzare gocce dimagranti, la cantante non aveva esitato a denunciare l’accaduto e a mettere in guardia le sue fan dai pericoli delle diete fai-da-te, dimostrando una sensibilità rara verso temi così delicati -5.
L’ombra di Armani e la dittatura del look sulla sostanza artistica
Infine, non si può ignorare come la narrazione giornalistica di questa edizione del Festival abbia finito per privilegiare l’aspetto estetico e il susseguirsi dei cambi d’abito della Pausini, piuttosto che il suo contributo artistico alla conduzione. Il suo legame con Giorgio Armani, celebrato con abiti che hanno fatto il giro del web, e il passaggio del testimone ad Alberta Ferretti per alcune serate, hanno monopolizzato l’attenzione delle cronache di moda, trasformando la conduttrice in una sorta di manichino parlante su cui ammirare le creazioni degli stilisti -2-3. Si è parlato molto del tubino con perline nel celebre greige della maison o dell’abito blu con le spalle scoperte, ma pochissimo di quello che lei avrebbe voluto comunicare, delle sue opinioni sulla musica in gara o dei suoi ricordi personali legati ai brani che hanno fatto la storia del Festival -2.
La sensazione, in definitiva, è che la Laura Pausini vista finora a Sanremo 2026 sia un prodotto confezionato con cura, esteticamente impeccabile, ma privo di quell’anima ribelle e passionale che l’ha sempre contraddistinta. Un’assenza che pesa, soprattutto in un’edizione che fatica a decollare in termini di ascolti e che avrebbe bisogno di una scossa, di un guizzo di autenticità per riconquistare quel pubblico che sembra aver perso l’entusiasmo degli anni d’oro.




