Tinto Brass “prigioniero in casa” per la frana a Isola Farnese, la denuncia della moglie sulle visite mediche bloccate
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Redazione Interno
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Il regista Tinto Brass, 93 anni, è da tre mesi prigioniero nella sua residenza situata nel borgo di Isola Farnese, una piccola enclave alle porte di Roma che uno smottamento verificatosi lo scorso gennaio ha di fatto isolato dal resto della città. La moglie, Caterina Varzi – attrice e avvocato – ha descritto lo stato di salute del marito come critico: “amareggiato, molto depresso, e con grandi preoccupazioni per la sua salute”, ha dichiarato, evidenziando come l’impossibilità di muoversi stia compromettendo persino le necessarie cure mediche per l’anziano cineasta. A fronte di un milione di euro che – secondo quanto riferito dalla stessa Varzi – sarebbe stato stanziatoper l’emergenza, la gestione dei fondi e quella che viene definita come “inerzia amministrativa” rischiano di trasformare un’emergenza idrogeologica in un dramma umano, spingendo la famiglia verso un esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti.
Un isolamento forzato che blocca le cure cardiologiche
La situazione è divenuta insostenibile per gli oltre 160 residenti del borgo, tra i quali figurano persone con disabilità e anziani; per Brass, in particolare, il rinvio della visita dal cardiologo rappresenta un rischio concreto. La coppia – che vive reclusa in casa da quando la strada è stata ostruita da terra e pietre dopo i nubifragi dell’8 e del 29 gennaio – denuncia l’unica via di fuga rappresentata da una scala provvisoria di 141 gradini, un ostacolo insormontabile per chi, come il regista, ha novantatré anni. Caterina Varzi ha riportato anche il contenuto di dichiarazioni che avrebbero umiliato ulteriormente il marito: “Tinto si sente anche molto umiliato dalle parole dell’assessora ai Lavori Pubblici che ha detto che tanto ‘Tinto Brass non usciva di casa prima e non esce nemmeno ora’”. Il riferimento è a un presunto scambio in cui la politica avrebbe minimizzato la drammaticità dell’isolamento, dimenticando che la carenza di assistenza sanitaria non risparmia nessuno, tanto meno chi ha bisogno di accertamenti salvavita.
La risposta del Campidoglio e la riapertura con il “lucchetto” meteo
Il sindaco Roberto Gualtieri ha firmato un’ordinanza che dispone la riapertura parziale e condizionata di via dell’Isola Farnese, nel tratto tra i civici 175 e 190. Si tratta di un provvedimento che consente il transito – a senso unico alternato e limitato a un corridoio protetto di 2,75 metri – ma solo a determinate condizioni, tant’è che i residenti lo hanno ribattezzato il “lucchetto meteo”. Un sistema di monitoraggio h24 e sensori collegati a un impianto semaforico, infatti, bloccheranno immediatamente l’accesso in caso di allerta gialla o di anomalie rilevate sul costone, ripristinando l’isolamento del borgo in pochi secondi. Se la strada venisse chiusa, il collegamento tornerebbe a dipendere dalla pericolosa via Prato della Corte (giudicata non sicura dalla stessa Varzi) o dalla scalinata pedonale, lasciando di fatto inalterata la condizione di fragilità per chi non può camminare.
Le opposizioni chiedono interventi strutturali e fondi straordinari
L’opposizione nel XV Municipio, in particolare i consiglieri di Forza Italia, hanno accolto la notizia della riapertura come un passo necessario ma non risolutivo, definendola “una misura temporanea”. La richiesta, avanzata durante il consiglio straordinario del 14 aprile, è quella di interventi strutturali definitivi per la messa in sicurezza del costone, dato che l’attuale sistema – che prevede barriere new jersey e reti paramassi – non elimina il rischio di ulteriori crolli. Tra le proposte avanzate dalle opposizioni figurano l’implementazione di fondi straordinari per il dissesto idrogeologico e la progettazione di un tracciato stradale alternativo che non dipenda più dall’unica via d’accesso storicamente soggetta a frane. I residenti, nel frattempo, segnalano l’abbandono della “chat di emergenza” da parte del presidente del Municipio XV e dell’assessore competente, uno strumento che era stato creato proprio per informare la cittadinanza sullo stato dei lavori e che ora, nelle parole della Varzi, ha lasciato il borgo in un “totale vuoto istituzionale”.




