Il muro di Anthropic: nessun accesso illimitato a Claude per il Pentagono, scontro sull’etica dell’Ia
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Redazione Esteri
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Lo scontro, che andava avanti da settimane tra le stanze del potere e quelle, meno appariscenti ma ugualmente strategiche, della Silicon Valley, si è consumato con una dichiarazione secca, pubblicata a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum. Il Dipartimento della Guerra americano – questa la nuova denominazione voluta dall’amministrazione per l’ex Dipartimento della Difesa – aveva concesso alla startup Anthropic tempo fino alle 17:01 di venerdì 27 febbraio per firmare un nuovo contratto, un documento che di fatto avrebbe concesso al Pentagono un accesso senza limiti e senza condizioni al modello di intelligenza artificiale Claude -2. La risposta dell’amministratore delegato Dario Amodei, pubblicata nella serata di giovedì, non ha lasciato spazio a interpretazioni: la società non può, “in buona coscienza”, accettare una richiesta che comporterebbe il rischio di vedere la propria tecnologia impiegata per la sorveglianza di massa sul territorio nazionale o per alimentare sistemi d’arma completamente autonomi -1.
È una presa di posizione netta, che arriva al culmine di una trattativa rivelatasi fin da subito complessa. Il Pentagono, per bocca del Segretario alla Difesa Pete Hegseth e del portavoce Sean Parnell, aveva cercato di presentare la propria richiesta come una mera estensione delle capacità operative, sostenendo di non avere alcun interesse nell’utilizzo dell’Ia per attività di sorveglianza illegali o per rimuovere l’essere umano dalla catena decisionale che porta all’uso della forza letale -7. Tuttavia, la bozza di accordo sottoposta ad Anthropic, secondo quanto ricostruito dalla stessa azienda, conteneva clausole legali che, di fatto, avrebbero permesso al Dipartimento di derogare a proprio piacimento a quelle stesse salvaguardie, rendendole di fatto carta straccia -2. Un’ambiguità che la società guidata da Amodei, nata proprio da una costola di OpenAI con la missione dichiarata di sviluppare un’Ia sicura e allineata ai valori umani, non ha potuto accettare.
Le minacce del Pentagono e la risposta della Silicon Valley
La reazione dell’amministrazione Trump non si è fatta attendere e, anzi, ha preceduto la risposta ufficiale di Anthropic, alimentando un clima di tensione che ha rapidamente valicato i confini della trattativa privata per diventare un caso politico e industriale di primo piano. Emil Michael, sottosegretario alla Difesa per la ricerca e l’ingegneria, è arrivato a definire Amodei affetto da un “complesso di Dio”, accusandolo pubblicamente sui social network di voler “controllare personalmente l’esercito americano” -2. Accuse pesanti, che hanno sortito l’effetto opposto a quello sperato: un nutrito gruppo di lavoratori del settore tecnologico, inclusi dipendenti dei diretti rivali di Anthropic come OpenAI e Google, ha firmato una lettera aperta di sostegno alla linea tenuta dal ceo, temendo che la stessa pressione possa presto essere esercitata anche contro le loro aziende -2.
Ora, lo scenario che si apre è denso di incognite. Il Pentagono, che aveva già minacciato di dichiarare Anthropic “rischio per la catena di approvvigionamento” – una designazione solitamente riservata ad aziende controllate da avversari stranieri come Cina o Russia – potrebbe compiere quel passo, con conseguenze potenzialmente devastanti per i rapporti commerciali della startup con altri grandi appaltatori della difesa, come Boeing e Lockheed Martin, già interpellati per valutare la loro dipendenza da Claude -1. Non solo: sullo sfondo resta la spada di Damocle del Defense Production Act, una legge risalente alla Guerra Fredda che consentirebbe al governo di imporre alla società la messa a disposizione delle proprie tecnologie, scavalcando qualsiasi diniego -3. Un paradosso non sfuggito ad Amodei, che ha sottolineato la contraddizione insita nel voler considerare Anthropic, da un lato, un rischio per la sicurezza e, dall’altro, un asset così strategico da dover essere espropriato per ragioni di sicurezza nazionale -7.
I valori democratici al centro dello scontro
Al cuore della disputa, come chiarito dallo stesso ceo nella nota integrale pubblicata dall’azienda, non c’è una ritrosia di principio a collaborare con l’apparato militare americano. Al contrario, Anthropic rivendica di essere stata la prima società di Ia di frontiera a mettere i propri modelli a disposizione su reti classificate e a lavorare a stretto contatto con la comunità dell’intelligence, come dimostra il contratto da duecento milioni di dollari già in essere -5. “Credo profondamente nell’importanza esistenziale dell’uso dell’intelligenza artificiale per difendere gli Stati Uniti”, ha scritto Amodei, “ma in una serie limitata di casi, riteniamo che l’Ia possa minare, anziché difendere, i valori democratici” -1. Sono quelli i casi in cui l’azienda ha scelto di opporre un rifiuto.
Il riferimento è all’utilizzo di potenti sistemi come Claude per attività di sorveglianza di massa automatizzata, in grado di incrociare dati all’apparenza innocui per creare un identikit dettagliato della vita di ogni cittadino, oppure all’impiego in sistemi d’arma letali autonomi, che oggi, ha ribadito Anthropic, non offrono garanzie di affidabilità sufficienti per essere utilizzati in contesti bellici, mettendo a rischio tanto i soldati quanto i civili -1. Una posizione che ha trovato inaspettati sostegni anche tra le fila degli ex militari. Il generale in pensione Jack Shanahan, che durante il primo mandato di Trump guidò il progetto Maven per l’analisi di filmati dei droni, ha definito le linee rosse tracciate da Anthropic “ragionevoli”, aggiungendo che i grandi modelli linguistici non sono ancora pronti per l’impiego in contesti ad alta posta in gioco come quelli della sicurezza nazionale -2. Un monito che arriva da chi quei sistemi ha contribuito a introdurli nel mondo della difesa.




