Il braccio di ferro tra Anthropic e il Pentagono sull’uso bellico dell’intelligenza artificiale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione tra l’amministrazione Trump e una delle principali aziende di intelligenza artificiale, Anthropic, è arrivata a un punto di rottura, con il Pentagono che ha lanciato un ultimatum alla società guidata da Dario Amodei: rimuovere le barriere etiche che impediscono un utilizzo senza restrizioni dei modelli di IA in ambito militare, oppure vedersi cancellare contratti miliardari e finire inserita in una lista nera come fornitore a rischio per la sicurezza nazionale -1. La richiesta, formalizzata durante un incontro faccia a faccia tra Amodei e il segretario alla Difesa Pete Hegseth, riguarda specificamente l’uso di Claude, l’assistente digitale sviluppato da Anthropic, in programmi di sorveglianza di massa della popolazione americana e per il funzionamento di armi completamente autonome, due scenari che l’azienda considera una linea rossa invalicabile -2-3.

La posizione dell’azienda e il rischio di ritorsioni

La risposta di Amodei non si è fatta attendere ed è stata netta: in una dichiarazione pubblica, il CEO ha spiegato come l’azienda non possa “in coscienza” accogliere le pressioni del Dipartimento della Guerra, nonostante le minacce di ritorsioni economiche e legali -4. Il Pentagono, dal canto suo, attraverso il portavoce Sean Parnell, ha negato qualsiasi intenzione di sviluppare sistemi letali privi di controllo umano o di spiare i cittadini americani, definendo tali attività illegali; la richiesta, ha precisato Parnell, è semplicemente quella di poter utilizzare i modelli di Anthropic per tutti gli scopi consentiti dalla legge, senza che una società privata possa porre veti su decisioni operative che competono allo stato maggiore -5. Tuttavia, fonti vicine alla società hanno rivelato che le nuove bozze contrattuali inviate dal Dipartimento della Difesa contenevano clausole talmente ampie e formulate con un linguaggio legale tale da rendere di fatto aggirabili quelle stesse salvaguardie, rendendo vani mesi di negoziati -5.

Un confronto che mette a nudo le contraddizioni dell’IA nella difesa

Lo scontro, destinato a fare giurisprudenza nel settore, si gioca su un terreno scivoloso e ricco di implicazioni tecniche prima ancora che etiche. Amodei ha sottolineato come i sistemi di IA cosiddetti “di frontiera” non siano sufficientemente affidabili per essere impiegati in contesti letali, dove un comportamento imprevedibile in scenari nuovi potrebbe causare incidenti, fuoco amico o escalation incontrollate -1. Per quanto riguarda la sorveglianza di massa, il punto non è tanto la raccolta di dati, già disciplinata da alcune leggi, quanto la capacità dell’intelligenza artificiale di aggregare informazioni da fonti disparate per creare profili dettagliati della popolazione, una pratica che, pur non essendo esplicitamente vietata, secondo Anthropic violerebbe lo spirito delle tutele costituzionali -1. Il paradosso, come notato dallo stesso Amodei, è che il Pentagono minaccia di considerare Anthropic un rischio per la filiera degli approvvigionamenti, una designazione che di solito si applica a entità straniere ostili, salvo poi voler invocare il Defense Production Act, una legge del 1950 che consente al governo di imporre a un’azienda privata la produzione di beni considerati essenziali per la sicurezza nazionale, il che implica che Claude è al contrario ritenuto uno strumento indispensabile -4-6.

Le ripercussioni nel settore e il dibattito pubblico

La posta in gioco è altissima: Anthropic, che conta tra i suoi investitori colossi come Google e Amazon, rischia di perdere un contratto da duecento milioni di dollari e di vedersi precluso qualsiasi futuro appalto pubblico, ma la sua resistenza sta mobilitando il settore -1-8. Oltre duecento dipendenti di Google e OpenAI hanno firmato una lettera aperta a sostegno della posizione di Anthropic, segnale che il tema dell’impiego bellico dell’IA divide la Silicon Valley e riaccende un dibattito che sembrava sopito dai tempi delle proteste per il progetto Maven, il programma di sorveglianza del Pentagono con i droni da cui Google si ritirò anni fa -1-2. Persino alcuni senatori, come il repubblicano Thom Tillis, hanno criticato l’approccio muscolare del Pentagono, definendolo poco professionale e controproducente nei confronti di un partner strategico che sta semplicemente cercando di mettere in guardia il governo dai rischi connessi all’uso di tecnologie ancora immature in contesti bellici -5.

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