La Fiorentina naufraga a Londra: il Crystal Palace vince 3-0 e ora l’impresa al Franchi sembra un miraggio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Selhurst Park si conferma un campo minato per le ambizioni europee della Fiorentina, che nella gara d’andata dei quarti di finale di Conference League ha rimediato una sconfitta pesante per 3. Di fronte a un Crystal Palace solido, cinico e superiore in ogni comparto – senza mai dover forzare più di tanto il proprio repertorio – la squadra di Paolo Vanoli ha offerto una prova opaca, priva di quella cattiveria necessaria per competere a questi livelli. Il verdetto del campo è lapidario: per sperare ancora nella semifinale, tra sette giorni al Franchi servirà un’impresa che al momento appare fuori portata.

La partita si è sbloccata a metà del primo tempo, quando l’arbitro lituano Donatas Rumsas – dopo una rapida verifica al Var – ha concesso un rigore agli inglesi per un intervento in ritardo su Guessand. Sul dischetto si è presentato Mateta, attaccante che già in passato era stato accostato a club italiani, il quale ha spiazzato con freddezza David de Gea, portiere viola spesso decisivo in stagione ma stavolta impotente. Il copione non è migliorato nei minuti successivi: appena sette minuti dopo il vantaggio, Kamada ha imbeccato Munoz sulla destra; il suo tiro-cross ha trovato la respinta del portiere spagnolo sul tentativo ravvicinato di Mateta, ma sulla ribattuta Mitchell ha potuto solo depositare il pallone in rete per il raddoppio.

Nel secondo tempo la Fiorentina ha provato a cambiare passo, e a inizio ripresa è andata a un passo dal gol che avrebbe potuto riaprire la contesa: un’azione insistita sulla destra tra Dodo e Harrison ha permesso a Fabbian di calciare a giro dal limite, ma la sua conclusione si è infranta contro la traversa. È stato, in sostanza, l’unico vero sussulto di una squadra che, nonostante qualche timido tentativo – come il colpo di testa centrale di Gudmundsson o la conclusione di Piccoli facile preda di Henderson – non è mai riuscita a mettere seriamente in crisi la retroguardia avversaria. Anche l’assenza forzata di Kean (out per un problema alla tibia che il tecnico Vanoli aveva segnalato già alla vigilia) ha pesato sulla capacità di finalizzazione dei viola.

Sul fronte opposto, il Crystal Palace ha gestito il vantaggio con la sicurezza delle grandi squadre, controllando il possesso e colpendo al momento opportuno. A tempo scaduto, Kamada – ancora lui – ha confezionato l’assist del 3-0 pescando sul secondo palo Sarr; l’ex attaccante del Watford non ha avuto difficoltà a battere De Gea, chiudendo i conti e mettendo una pesante ipoteca sulla qualificazione. La difesa viola, rappresentata in quell’occasione dal giovane Comuzzo, è apparsa ingenua nel farsi superare dalla traiettoria del pallone, regalando agli inglesi un margine di sicurezza che a Firenze sarà complicato da ribaltare. Per i padroni di casa, insomma, una serata di quelle da ricordare; per la Fiorentina, una doccia gelata che rischia di spegnere definitivamente il sogno europeo.

Le pagelle del disastro: Munoz sovrasta Gosens, Gudmundsson fantasma

Il confronto diretto tra i singoli ha evidenziato un divario tecnico e atletico forse incolmabile. Daniel Munoz, il terzino destro del Palace, ha stravinto il duello con Robin Gosens: l’ex giocatore dell’Atalanta è apparso in costante affanno, incapace di arginare le sovrapposizioni dell’avversario o di spingere con la consueta incisività. Se Munoz è stato tra i migliori in campo per intensità, dall’altra parte la medesima energia è mancata completamente ad Albert Gudmundsson, l’islandese atteso al salto di qualità in questa fase della stagione. L’attaccante viola, salvo un timido tentativo di testa nella ripresa, non ha praticamente mai impensierito Henderson, giocando una gara fuori dal coro e dimostrandosi poco incisivo nel legare il centrocampo all’attacco.

Non è mancato, nel post-partita, il tentativo di analisi lucida da parte di Paolo Vanoli. Il tecnico dei viola ha parlato di un approccio corretto alla gara, stroncato però dall’episodio del rigore che ha destabilizzato l’equilibrio mentale della truppa. Al di là delle dichiarazioni – che sottolineavano come il Palace fosse avversario temibile sotto il profilo fisico – la sensazione è che la manovra sia risultata prevedibile e lenta, incapace di scardinare il muro schierato da Oliver Glasner. L’allenatore austriaco, che Vanoli stesso aveva definito alla vigilia come un tecnico preparato e votato al calcio europeo, ha vinto la sfida tattica senza troppi patemi, attendendo gli errori altrui per colpire in ripartenza.

Il conto economico di una notte da incubo

Oltre alla dimensione sportiva, la sconfitta di Londra porta con sé strascichi pesanti anche in ottica di bilancio. La società viola aveva già incassato oltre 10 milioni di euro dalla UEFA per il percorso nella Conference League 2025/26 – cifra destinata a lievitare in caso di passaggio del turno. Con l’attuale risultato, quei bonus legati all’accesso alla semifinale (valutati intorno ai 2,5 milioni di euro) rischiano seriamente di restare un’illusione. Un’occasione mancata, in altre parole, non solo per il prestigio sportivo ma anche per le casse di un club che, dopo le due finali perse negli anni passati, sperava in un riscatto concreto sul palcoscenico europeo. L’andata, invece, racconta di una squadra messa in cassaforte, con la necessità di operare un miracolo al ritorno per mantenere vivo il sogno.

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