Rabbino aggredito a Milano, Piantedosi annuncia il rimpatrio di due responsabili
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Redazione Interno
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Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha annunciato il rimpatrio di due cittadini stranieri coinvolti nell'aggressione ai danni del rabbino capo della sinagoga di via Soderini a Milano. Il provvedimento, comunicato attraverso un post pubblicato sul profilo X del titolare del Viminale, riguarda due dei tre soggetti identificati come responsabili dell'episodio avvenuto lo scorso 16 settembre in piazzale Bande Nere, zona storicamente legata alla presenza ebraica milanese.
«Non c'è spazio nel nostro Paese per odio e violenza e nessun gesto di antisemitismo verrà mai tollerato», ha scritto Piantedosi nel suo intervento sui social, nel quale ha precisato che i due rimpatriati avevano agito «insieme a un terzo soggetto».
La dinamica dell'aggressione
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il rabbino sessantenne si trovava alla fermata dell'autobus in piazzale Bande Nere nel tardo pomeriggio del 16 settembre, diretto a prendere i figli a scuola. Tre giovani di origini nordafricane lo avrebbero avvicinato rivolgendo insulti in arabo e in italiano, per poi strappargli il copricapo tradizionale dalla testa. Quando la vittima ha estratto il telefono cellulare per documentare quanto stava accadendo, uno dei tre lo avrebbe colpito con un calcio alle gambe.
Il rabbino non è caduto e non ha riportato lesioni tali da richiedere cure ospedaliere, ma l'episodio ha immediatamente assunto una connotazione antisemita agli occhi delle autorità e delle organizzazioni ebraiche.
L'indagine e le posizioni dei fermati
Le forze dell'ordine, intervenute poco dopo, hanno identificato i tre giovani grazie anche alle indicazioni di alcuni passanti. Uno di loro, un ventenne tunisino, era stato inizialmente arrestato, mentre il fratello ventunenne e un diciannovenne marocchino erano stati denunciati a piede libero. Nel corso dell'udienza di convalida, il ventenne ha respinto l'accusa di movente antisemita, sostenendo di aver agito «per scherzo» e di aver colpito il rabbino perché infastidito dal fatto di essere ripreso con il telefono.
La Questura, dal canto suo, ha contestato la ricostruzione dei giovani, parlando nei propri provvedimenti di «brutale violenza» e di un episodio capace di generare «diffuso allarme sociale».
Le reazioni politiche e istituzionali
La decisione del ministro dell'Interno è stata accolta con soddisfazione da esponenti della maggioranza. Il deputato di Fratelli d'Italia Riccardo De Corato ha commentato positivamente il rimpatrio, definendo l'aggressione una «vile aggressione» e sottolineando come il provvedimento rappresenti un segnale di tolleranza zero nei confronti di violenze e atti di odio antisemita.
Il presidente della Camera, Ignazio La Russa, era intervenuto sul caso già nelle ore immediatamente successive ai fatti, esprimendo «piena solidarietà e vicinanza al rabbino aggredito e alla comunità ebraica di Milano», e definendo l'episodio «inquietante» e non sottovalutabile.
Il quadro dell'antisemitismo in Italia
L'episodio milanese si inserisce in un contesto di crescente preoccupazione per l'aumento degli episodi di antisemitismo nel Paese. I dati della Fondazione CDEC relativi al 2025 indicano 963 episodi registrati, in crescita rispetto agli 877 del 2024 e ai 453 del 2023. Particolarmente significativo è l'incremento delle aggressioni fisiche, passate da 8 nel 2024 a 18 nel 2025.
Numeri che delineano un fenomeno in espansione, sul quale sono intervenute nelle scorse settimane anche le più alte cariche dello Stato, sollecitando un intervento legislativo organico per contrastare l'odio antisemita e le discriminazioni per motivi religiosi.
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