Caldo killer in Europa, la stima è di 35mila vittime solo fino a luglio. La Germania maglia nera, i dati drammatici del Guardian
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Redazione Esteri
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Almeno 35.000 persone in più hanno perso la vita quest'estate nel corso delle quattro ondate di calore consecutivo che hanno investito il continente, un dato che, sebbene parziale e basato su informazioni provenienti da appena la metà dei Paesi europei, restituisce la dimensione tragica di un fenomeno ormai strutturale. A fornire la stima, seppur cautelativa, è il Guardian, che ha incrociato i dati raccolti dai sistemi di sorveglianza epidemiologica di vari Stati, sottolineando come il bilancio reale, una volta che saranno disponibili i numeri completi, rischi di essere ben più elevato.
L'analisi del quotidiano britannico si innesta su un quadro già allarmante delineato da EuroMOMO, il sistema di monitoraggio europeo che aveva già attribuito alla sola ondata di fine giugno oltre 10.000 decessi in eccesso, con una concentrazione drammatica tra gli over 65. Gli scienziati del gruppo World Weather Attribution, nel commentare la violenza degli eventi atmosferici, li hanno definiti "virtualmente impossibili" senza il peso determinante del cambiamento climatico, un'annotazione che sposta il dibattito dalla meteorologia alla politica ambientale.
Germania maglia nera e l'impatto economico di miliardi
Se si guarda alla geografia della tragedia, la Germania indossa purtroppo la maglia nera con i suoi 14.000 decessi registrati a Berlino, un numero che da solo contribuisce in maniera determinante al triste primato continentale e che ha spinto le autorità sanitarie tedesche a rivedere i protocolli di prevenzione per le prossime stagioni.
Ma il conto del caldo estremo per il Paese non si ferma alle vite umane, perché la siccità che ha accompagnato le temperature record ha inferto un colpo poderoso all'economia, causando danni stimati in circa 36 miliardi di euro, una cifra che si avvicina all'1% del Prodotto Interno Lordo nazionale.
L'elaborazione, curata da Greenpeace Deutschland, ha provato a mettere insieme voci spesso sottovalutate, come i rincari nei trasporti fluviali a causa dei bassi livelli dei fiumi, le perdite nel settore agricolo e forestale, i maggiori costi per la sanità pubblica, ma anche il calo della produttività dei lavoratori e perfino i danni all'apprendimento, un effetto collaterale meno noto ma che colpisce le fasce più giovani della popolazione in un momento cruciale della loro formazione.
La difficoltà di conteggiare le vittime e il confronto con il 2024
Stilare un bollettino di guerra delle vittime del grande caldo è un'operazione complessa, spesso provvisoria e quasi sempre destinata a essere sottostimata, perché i decessi correlati alle temperature elevate non sempre vengono classificati come tali e spesso si manifestano con un ritardo di giorni o settimane rispetto all'evento scatenante.
La sensazione degli esperti, tuttavia, è che il 2026, per numero di morti attribuibili alle ondate di calore, si avvicinerà pericolosamente al 2024, un anno che secondo uno studio pubblicato su Nature Medicine dal Barcelona Institute for Global Health (ISGlobal) aveva già fatto segnare numeri da record in Europa, con un'impennata delle complicanze cardiovascolari e respiratorie direttamente collegate allo stress termico.
In questo contesto, l'aumento del 30% dei decessi in eccesso segnalato dall'Oms negli ultimi venti anni su scala continentale assume il valore di una tendenza inarrestabile, che impone una riflessione urgente sulle strategie di adattamento delle città e dei sistemi sanitari, ormai chiamati a fronteggiare emergenze che si ripetono con cadenza sempre più serrata.
Londra e l'analisi dei dati incompleti
Anche il Regno Unito, e Londra in particolare, hanno pagato un prezzo altissimo, con un raddoppio del numero delle vittime rispetto alla media stagionale, un dato che ha spinto il servizio sanitario nazionale a potenziare i piani di emergenza per le ondate di calore e a lanciare campagne di informazione mirate soprattutto agli anziani e alle persone con patologie pregresse. I 35.000 morti in eccesso stimati dal Guardian rappresentano peraltro una fotografia a macchia di leopardo, perché molte nazioni, soprattutto quelle dell'area mediterranea, non hanno ancora reso disponibili i dati definitivi, e il conteggio potrebbe salire vertiginosamente nelle prossime settimane man mano che gli uffici di statistica completeranno le loro rilevazioni.
L'analisi del quotidiano britannico, per quanto parziale, ha il merito di mettere in luce una verità scomoda, ovvero che il cambiamento climatico non è più un fenomeno astratto da studiare su carta, ma una realtà concreta che si traduce in vittime, costi sociali e pressione sui bilanci pubblici, e che richiede interventi immediati sia sul fronte della mitigazione delle emissioni sia su quello della protezione civile, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili della popolazione.
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