Studenti in protesta alla maturità, Valditara minaccia sanzioni mentre Crepet critica i gesti simbolici
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Redazione Interno
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La scelta di alcuni studenti di boicottare l’orale dell’esame di Stato, rifiutando di rispondere alle domande della commissione o chiedendo la riduzione del voto, ha acceso un dibattito che va oltre la semplice valutazione scolastica. Pietro Marconcini, maturando romano, ha scritto al ministro Giuseppe Valditara per chiedere che il suo 83 venisse abbassato a 60, definendolo un atto di rottura simbolica contro «il sistema che rappresenta». Una presa di posizione che, seppur minoritaria, ha trovato eco in altre proteste sparse per il Paese.
Il ministro, da parte sua, ha reagito annunciando l’intenzione di introdurre una norma per penalizzare chi sceglie di non sostenere il colloquio, equiparando il gesto a una forma di boicottaggio punibile. Una mossa che, secondo alcuni docenti come Mauro Musso del liceo artistico Pio La Torre di Palermo, rischia di inasprire ulteriormente il clima senza affrontare le critiche di fondo sollevate dagli studenti. «La scuola competitiva, basata su voti e classifiche, ignora spesso il valore formativo dell’apprendimento», ha osservato il professore, suggerendo una revisione degli esami più che sanzioni.
Su un altro versante, lo psichiatra Paolo Crepet ha smorzato i toni romantici della protesta, bollando i gesti dei maturandi come «né disobbedienti né geniali», pur riconoscendo che troppi genitori li applaudono acriticamente. Citando il cantante Ultimo, Crepet ha sottolineato come il vero problema sia l’incapacità di costruire un pensiero autonomo in un’epoca di omologazione. «Uscire dal gregge non significa rifiutarsi di parlare, ma imparare a farlo con originalità», ha aggiunto, strizzando l’occhio al tema del suo ultimo libro, Il reato di pensare.




