Il memorandum di Budapest e l'Ucraina: trent'anni dopo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Era il 5 dicembre di trent'anni fa quando, a Budapest, venne firmato il memorandum che segnò una svolta storica per l'Ucraina. In base a questo accordo, l'Ucraina rinunciava al proprio arsenale atomico, aderendo simultaneamente al Trattato di Non Proliferazione Nucleare. In cambio, riceveva assicurazioni sulla propria sicurezza da parte delle altre potenze nucleari, con gli Stati Uniti, la Federazione Russa e la Gran Bretagna in testa, seguite successivamente da Francia e Cina.

Oggi, mentre il 2024 volge al termine e il mondo si prepara al ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, la situazione in Ucraina rimane tesa. Nonostante le dichiarazioni di alcuni media italiani, che sembrano suggerire una resa imminente, Kiev non si è arresa. Accettando lo schema-Trump, che prevede la pace attraverso la forza, l'Ucraina continua a resistere. Mikhailo Podolyak, noto consigliere del presidente Zelensky, ha recentemente dichiarato che l'Ucraina non si arrenderà e che trattare con Putin sarà possibile solo se il paese sarà forte, richiedendo quindi ulteriori armi e sanzioni.

Le dichiarazioni di Zelensky, in particolare quelle relative all'impossibilità di liberare i territori occupati con la forza, hanno suscitato varie interpretazioni. Tuttavia, Podolyak ha ribadito che non ci sarà nessuna resa e nessuna sconfitta ucraina, esortando a non credere alla propaganda di Putin. Secondo Podolyak, è necessario costringere Putin ad accettare il negoziato, mantenendo una posizione di forza.

Nel frattempo, la frase di Henry Kissinger, lo statista americano morto quasi esattamente un anno fa, sembra straordinariamente adatta alla guerra russa in Ucraina: entrambe le parti stanno perdendo.

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