Israele si prepara all'assalto definitivo su Gaza City, Rubio assicura l'appoggio di Washington
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Redazione Esteri
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Centinaia di carri armati e decine di migliaia di riservisti sono ormai schierati ai confini settentrionali della Striscia di Gaza, in quella che appare come la fase preparatoria di un'offensiva terrestre su vasta scala, denominata in codice "Carri di Gedeone II", il cui obiettivo dichiarato è la conquista totale di Gaza City. L'operazione, che vedrebbe unità di fanteria in prima linea supportate dalle brigante corazzate già operative, riceve il cruciale avallo dell'amministrazione americana guidata dal presidente Donald Trump, il cui segretario di Stato, Marco Rubio, ha voluto personalmente confermare la solidità dell'alleanza in una visita a Gerusalemme.
"L'alleanza tra Israele e gli Stati Uniti è tanto forte e resistente come le pietre che abbiamo appena toccato", ha dichiarato Rubio affiancato dal primo ministro Benjamin Netanyahu davanti al Muro del Pianto, in un'immagine carica di simbolismo che non lascia spazio a interpretazioni circa il supporto strategico offerto da Washington. Questo via libera, arrivato in un momento di tensioni estreme, sembra aver concesso a Netanyahu la latitudine operativa per portare a compimento la fase più cruenta del conflitto, nonostante le crescenti condanne internazionali.
Mentre le forze israeliane annunciavano nuovi bombardamenti su specifici obiettivi nella capitale Gaza, come la cosiddetta "Unknown Soldier Tower" ritenuta sede di infrastrutture terroristiche di Hamas, e ordinavano nuove evacuazioni nei quartieri di Rimal e in quello portuale, la regione si prepara a fronteggiare una nuova, pericolosa escalation. L'attacco degli Houthi dello Yemen contro l'aeroporto israeliano di Ramon, sebbene rientri in una logica di conflitto ormai regionalizzato, non sembra aver scalfito la determinazione israeliana.




